Carta di Parma: un manifesto per l’architettura italiana contemporanea

L’Università di Parma presenta un documento per riformare la rigenerazione urbana in Italia.

Manifesto di architettura contemporanea presentato al Senato della Repubblica
Manifesto di architettura contemporanea presentato al Senato della Repubblica

Un manifesto per l’architettura italiana contemporanea

L’Università di Parma ha presentato al Senato della Repubblica un documento programmatico e culturale intitolato “Carta di Parma”, che mira a offrire una risposta accademica, civile e politica alle sfide del territorio italiano. Il testo, frutto di un percorso di ricerca triennale, coinvolge oltre cento docenti universitari, storici e progettisti di tutte le scuole d’architettura italiane. L’obiettivo è promuovere una progettazione attenta alla qualità urbana, rifiutando l’espansione incontrollata a favore della riqualificazione del tessuto esistente. La Carta si propone come un ponte tra il mondo della ricerca, la filiera delle costruzioni e le istituzioni politiche, con l’obiettivo di porre le basi culturali per future riforme legislative sulla rigenerazione urbana in Italia. La Carta si basa su sette parole chiave che guidano il dibattito e la riflessione.

La città come valore collettivo

Il nucleo dell’identità urbana italiana risiede nello spazio pubblico: la piazza, la strada, il vuoto urbano. La Carta promuove una progettazione attenta alla qualità urbana, che rifiuta l’espansione incontrollata e privilegia la riqualificazione del tessuto esistente. L’architettura è vista come una disciplina civile e un atto politico, che deve riacquistare un ruolo centrale nel dibattito pubblico e nelle decisioni istituzionali per guidare le trasformazioni del territorio verso il bene comune. La città non è solo un insieme di edifici, ma un valore collettivo che deve essere protetto e rinnovato. La progettazione deve essere un atto civile e politico.

La sostenibilità come scelta progettuale

La Carta risponde alla necessità impellente della transizione ecologica e della risposta climatica. L’architettura deve farsi carico della sostenibilità non come adempimento burocratico, ma attraverso scelte tipologiche e tecnologiche integrate. L’esempio dato è il concetto di smart building e transizione digitale, che devono essere parte integrante del progetto. La sostenibilità non è un obbligo, ma una scelta progettuale che deve guidare la costruzione del futuro.

La Carta riconosce che l’architettura non è riducibile a una pura astrazione formale, ma deve rispondere ai bisogni reali delle comunità. Il progetto deve dare volume allo spazio in cui si svolge l’esistenza umana, integrando scelte tipologiche e tecnologiche per affrontare la sostenibilità non come adempimento burocratico, ma come elemento di trasformazione. La Carta rifiuta l’espansione incontrollata, privilegiando la riqualificazione del tessuto esistente come strumento per migliorare la qualità urbana.

La Carta si basa su un approccio che rivendica il legame indissolubile tra il pensiero teorico e l’atto costruttivo. Questo approccio si basa sulla trattatistica storica italiana, da Vitruvio all’Alberti fino al Novecento, e si propone come un dialogo critico e dialettico con la storia. La storia non è intesa come un repertorio di stili da copiare, ma come un materiale vivo che deve essere letto come struttura di lungo periodo. L’architettura deve quindi stabilire un rapporto con il passato per costruire un presente e un futuro sostenibili.