Auto cinesi in Europa: 90.000 unità quest’anno, un milione entro il 2030, ma non in Italia
Cresce la produzione di auto cinesi in Europa, con previsioni di un milione di unità entro il 2030. L’Italia non è coinvolta.

La produzione di auto cinesi in Europa sta registrando un incremento significativo, con circa 90.000 unità assemblate quest’anno. La previsione indica un aumento a un milione di unità entro il 2030 e a 1,5 milioni entro il 2035. La crescita è guidata da una strategia volta a evitare dazi e a migliorare la competitività nel mercato continentale. Tuttavia, l’Italia non è stata inclusa nei piani di espansione, nonostante il forte interesse per i marchi cinesi nel nostro mercato.
Produzione in Europa: un trend in crescita
La produzione di auto cinesi in Europa si sta espandendo rapidamente, con un aumento del 5,8% nel 2025 rispetto all’anno precedente. Secondo le previsioni, la quota di mercato dei modelli cinesi potrebbe raggiungere il 15,5% entro il 2035, con oltre 28 milioni di unità circolanti nel continente. La crescita è supportata da accordi tra marchi cinesi e produttori europei, che permettono di evitare dazi fino al 35,3% sulle elettriche importate dalla Cina.
Geografia degli impianti: Spagna, Ungheria e Francia al centro
La geografia degli impianti di produzione cinese in Europa è ormai definita, con la Spagna che occupa il ruolo di polo principale. Chery assembla già i modelli Omoda e Jaecoo, mentre Leapmotor avvierà la produzione di elettriche nel sito Stellantis di Saragozza e Geely produrrà a Valencia attraverso un accordo con Ford. Fuori dalla Spagna, BYD ha avviato lo stabilimento ungherese di Szeged, da 200.000 auto l’anno a regime, e valuta un secondo impianto proprio in Spagna. La Francia entra nel quadro con Rennes, dove Stellantis produrrà modelli Dongfeng. La produzione in Europa non solo riduce i costi di importazione, ma permette anche di rispettare gli standard di sicurezza e omologazione europei, migliorando la competitività dei modelli cinesi sul mercato. Tuttavia, il rischio principale è che si tratti di impianti che montano componenti importati, con un valore aggiunto minimo per l’economia continentale.
La sfida per l’industria europea
La Commissione europea ha presentato la proposta di regolamento Industrial Accelerator Act, che introduce criteri stringenti per definire quando un’auto può dirsi europea. La proposta richiede un assemblaggio all’interno dell’Unione, una soglia del 70% di contenuto locale e una soglia del 50% per i componenti critici, applicabile tre anni dopo la pubblicazione. I requisiti si applicano agli appalti pubblici e ai regimi di sostegno da gennaio 2029.
Il testo, tuttavia, è ancora una proposta e deve superare l’esame del Parlamento e del Consiglio. La definizione di prodotto europeo è la parte che ha raccolto più obiezioni, dall’industria come dai governi. L’Italia, pur essendo un mercato di sbocco importante per i marchi cinesi, non è stata inclusa nei piani di espansione, nonostante BYD avesse citato in passato l’interesse per siti come Cassino e Mirafiori. La produzione cinese in Europa rappresenta un’opportunità per l’occupazione e per la crescita della manifattura, ma anche un rischio per la filiera europea. La sfida per l’industria continentale è garantire che i componenti siano prodotti localmente, soprattutto nella batteria, la voce che pesa di più sul costo di un’auto elettrica.
- 90.000 unità di auto cinesi prodotte in Europa quest’anno
- Un milione entro il 2030 e 1,5 milioni entro il 2035
- Spagna, Ungheria e Francia al centro della mappa degli impianti
- La Commissione europea presenta la proposta Industrial Accelerator Act
