Acquisto di auto usata importata: il risparmio si vede, i danni restano scritti all’estero
L’acquisto di un’auto usata importata può nascondere rischi: il 36% ha danni e il 5% presenta chilometraggio alterato.

Acquistare un’auto usata importata può sembrare un’opzione economica, ma nasconde rischi concreti. Secondo un’analisi su 25.000 vetture, il 36% delle auto importate ha subito danni in passato, contro il 25% delle usate nazionali. Il 5% presenta un chilometraggio manomesso, quasi il doppio della media italiana. La storia estero dell’auto, composta da incidenti, manutenzioni e letture del contachilometro, rimane registrata nel Paese d’origine e non segue l’auto in Italia. Per evitare problemi nascosti, è necessario ricostruire il passato del mezzo prima dell’acquisto.
Marchi tedeschi dominano l’import: i rischi più elevati
I marchi tedeschi, come Audi, Mercedes e BMW, rappresentano la maggior parte delle auto importate in Italia. Audi al 17%, Mercedes al 12% e BMW all’11% sono i primi in classifica. Il dato più preoccupante riguarda la BMW: quasi una su due importate ha subito danni o incidenti in passato. Questi modelli, tra cui la Serie 1 e la A3, sono i più comuni e richiedono controlli più attenti. La presenza di questi marchi non solo indica una domanda elevata, ma anche un rischio maggiore per i compratori. Il rischio di contachilometri alterati è triplo rispetto alla media sulle auto importate. Un mezzo di nove anni con pochi chilometri dichiarati va guardato con sospetto. La verifica si fa incrociando le fonti disponibili: report sullo storico estero, documenti di manutenzione e stato di usura reale. Pedali, volante, sedili e leva del cambio consumati non si accordano con un contachilometri basso. Se i numeri non tornano, o se il venditore rifiuta l’ispezione, conviene fermarsi.
Perché lo storico delle auto importate è difficile da ricostruire
Lo storico estero di un’auto non è sempre accessibile. Incidenti, manutenzioni e letture del chilometraggio restano archiviati nel Paese d’origine e non seguono l’auto al momento dell’esportazione. In alcuni Stati, le norme sulla manomissione del chilometro sono meno severe, e le leggi sulla privacy limitano l’accesso ai dati. Questo crea zone d’ombra difficili da illuminare, soprattutto per le vetture provenienti da Germania, Francia, Belgio, Romania e Polonia. La mancanza di un registro unico rende complesso il controllo.
Per ricostruire il passato di un’auto importata, è necessario utilizzare il numero di telaio, il VIN, per richiedere un report sullo storico del mezzo. Questo report, disponibile a partire da circa 30 euro, raccoglie incidenti e letture del chilometraggio registrati all’estero. Vanno poi esaminati i documenti di immatricolazione del Paese d’origine, come il certificato tedesco o la carte grise francese, insieme al libretto dei tagliandi e alle fatture delle manutenzioni estere. Questi controlli devono essere fatti prima dell’acquisto, poiché con la reimmatricolazione la vettura riparte da una targa italiana nuova.
La visura PRA, che riguarda solo la situazione italiana, non copre lo storico estero. Per un’auto importata, il controllo decisivo è il report sullo storico estero tramite il numero di telaio, da fare prima dell’acquisto. Inoltre, è importante verificare se i chilometri dichiarati sono reali. Un chilometraggio troppo basso rispetto all’età dell’auto deve essere incrociato con i documenti di manutenzione e i tagliandi esteri. Se i numeri non tornano o il venditore rifiuta l’ispezione, è meglio fermarsi.
- Il 36% delle auto importate ha subito danni in passato.
- Il 5% presenta un chilometraggio manomesso.
- Il rischio di contachilometri alterati è triplo rispetto alla media.
- La visura PRA non copre lo storico estero.
- Il report sullo storico estero è disponibile a partire da circa 30 euro.
