Germania mappa catene di approvvigionamento per trovare leve su Cina
Germania analizza dipendenze da Cina per trovare leve commerciali.

La Germania sta cercando di mappare le sue catene di approvvigionamento per identificare potenziali leve su cui esercitare pressione sulla Cina, un tema che sta prendendo sempre più piede a Berlino. L’obiettivo è trovare settori in cui la Cina dipende ancora da tecnologie e know-how tedeschi, al fine di creare un equilibrio commerciale più sostenibile. Tuttavia, analisti e esperti sottolineano che le leve identificate potrebbero essere difficili da utilizzare e di breve durata, rispetto alle strategie di dipendenza che Pechino ha costruito nel tempo. La ricerca, resa nota da Bloomberg, ha incluso aziende come Trumpf, Zeiss e Wacker Chemie, ma anche molte di quelle menzionate hanno stabilimenti o attività in Cina, sollevando dubbi su come potrebbero essere utilizzate per limitare l’accesso a mercati chiave.
Le aziende e i settori analizzati
Secondo le analisi, la Germania sta esaminando settori come chimica, automazione industriale e tecnologia automobilistica, con aziende come BASF, Bosch e ZF Friedrichshafen. L’obiettivo è individuare aree in cui la Cina dipende da prodotti o servizi tedeschi, al fine di creare un vantaggio commerciale. Tuttavia, Tobias Gehrke, esperto del European Council on Foreign Relations, ha avvertito che le leve potrebbero non essere utilizzabili in modo simile a quelle che la Cina ha costruito nel tempo. “Un’analogia perfetta a un chokepoint come i minerali cinesi è improbabile o difficilmente utilizzabile”, ha detto, sottolineando che i materiali base si trovano molto in alto nella catena produttiva, mentre i danni si propagano rapidamente lungo la catena.
Le sfide per l’uso delle leve
Le aziende identificate non sono tutte completamente indipendenti da Cina. Molti di loro hanno stabilimenti o attività in territorio cinese, e alcuni, come Aixtron, hanno descritto la domanda cinese come un “fattore stabilizzante” nel loro mercato. Questo solleva preoccupazioni sul fatto che le misure di controllo delle esportazioni potrebbero essere aggirate spostando la produzione in Cina. Inoltre, Gehrke ha sottolineato che i mercati a basso valore, come quelli dei pannelli solari, sono sotto pressione da parte dei produttori cinesi, e la perdita di questi mercati potrebbe mettere a rischio anche i settori di nicchia. Se il mercato a basso valore viene distrutto, diventa più difficile mantenere in vita il settore di nicchia, e la pressione per la localizzazione in Cina aumenta.
Nonostante le sfide, Juergen Matthes, esperto del German Economic Institute, ha sottolineato l’importanza di mappare le leve. “Penso che sia indispensabile mappare il nostro paesaggio di chokepoints – dovremmo averlo fatto da anni”, ha detto. L’obiettivo non è solo di usare queste leve, ma di avere “carte in mano” in caso di escalation. Matthes ha anche sottolineato come la Cina abbia profondamente aumentato la dipendenza europea negli anni, e che questa strategia continui. In settori come la chimica, i produttori europei sono stati “strategicamente sottoposti a dumping”, aggiungendo ulteriore pressione sulle capacità produttive rimaste in Europa.
Il tema delle leve commerciali è diventato sempre più centrale a Berlino, con il cancelliere Friedrich Merz che ha spinto per un piano con la Francia su difesa commerciale, e che ha continuamente sollevato questioni sul surplus commerciale cinese. Merz ha espresso la sua preoccupazione per una “valuta drasticamente svalutata”, ma ha anche ribadito la sua volontà di evitare un nuovo conflitto commerciale. Tuttavia, il problema rimane: nonostante la ricerca, la capacità di utilizzare le leve identificate rimane un’incognita. Come ha avvertito Noah Barkin del Rhodium Group, l’attivazione di un chokepoint richiede “coordinazione strutturata tra governo e industria”, una capacità che molti paesi europei non possiedono. La Germania, quindi, si trova di fronte a un dilemma: trovare le leve, ma non necessariamente saperle usare.
La Germania, inoltre, sta cercando di bilanciare la sua strategia tra la ricerca di leve e la prevenzione di un conflitto con la Cina. Mentre alcuni analisti vedono un’opportunità per rafforzare la posizione europea, altri sottolineano i rischi di un approccio troppo aggressivo. La ricerca continua, ma il risultato finale dipenderà non solo dall’identificazione delle leve, ma anche dalla capacità di coordinare e utilizzare efficacemente quelle trovate.
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