Cuba inesorabilmente al buio, il governo: “Siamo nella morsa degli USA”
Cuba vive un grave blackout, il governo accusa gli Usa di blocco petrolifero.
Cuba vive un momento di grave instabilità energetica, con interruzioni di corrente che si protraggono per ore e, in alcune zone, per giorni. L’Avana, la capitale, ha subito un nuovo blackout di oltre 30 ore consecutive, causando preoccupazione e proteste tra la popolazione. Il governo cubano ha accusato gli Stati Uniti di aggravare la situazione con un blocco petrolifero imposto a gennaio, che ha ridotto l’approvvigionamento di carburante per le centrali elettriche e i generatori di emergenza. La crisi energetica, aggravata da infrastrutture obsolete, ha portato a un aumento delle proteste in piazza e a una crescente tensione con gli USA.
La crisi energetica e le sue conseguenze
La situazione si è aggravata a partire da gennaio, quando Washington ha imposto un blocco petrolifero all’isola, limitando l’accesso a un combustibile essenziale per il funzionamento delle centrali elettriche. L’azienda statale Union Electrica (UNE) ha segnalato una “disconnessione totale” della rete elettrica nazionale, lasciando Cuba al buio. Il ministero dell’Energia ha attivato protocolli per il ripristino, ma i guasti si ripetono con frequenza. In alcune aree interne, i blackout possono durare diversi giorni, mentre nella capitale si registrano interruzioni di oltre 30 ore consecutive.
La mancanza di carburante ha reso difficile il funzionamento dei generatori di emergenza. Di conseguenza, i blackout si verificano spesso di notte, quando la domanda sulla rete è minore. In molte case, i ventilatori e gli interruttori rimangono in modalità accesa, mentre i cubani si preparano al ritorno dell’elettricità con metodi improvvisati, come l’uso di carbone o fuochi per cucinare.
Le infrastrutture obsolete e la gestione economica
Cuba si basa su sette centrali termoelettriche, molte delle quali hanno più di 40 anni e versano in condizioni di degrado. La mancanza di carburante, in particolare diesel, ha reso difficile il funzionamento dei generatori di emergenza. La crisi economica, che ha colpito l’isola negli ultimi cinque anni, ha aggravato la situazione. Il governo ha annunciato riforme per aprire il mercato ai privati, ma i benefici non si vedono ancora. Le proteste in piazza aumentano, alimentate da una crescente frustrazione per la mancanza di servizi essenziali. La popolazione vive un quotidiano sempre più difficile, con blackout che si ripetono e proteste che si moltiplicano. L’Avana, con una popolazione di 9,4 milioni di abitanti, ha registrato il sesto blackout della rete nazionale dall’inizio dell’anno, con un numero record di interruzioni di elettricità su larga scala.
Le tensioni con gli Stati Uniti si sono ulteriormente aggravate, con accuse incrociate. Il governo cubano attribuisce la responsabilità della crisi energetica a Washington, accusando gli USA di blocco petrolifero e di politiche punitive. Gli Stati Uniti, a loro volta, criticano la gestione economica cubana, sostenendo che la situazione è il risultato di una gestione inefficiente. La relazione tra i due Paesi si è ulteriormente deteriorata, in particolare dopo la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, alleato di Cuba. Donald Trump ha definito l’isola un “fortino comunista” e una “minaccia straordinaria” per la sicurezza nazionale degli USA, minacciando di “assumerne il controllo”. I cubani temono di essere intrappolati in una situazione simile a quella del Venezuela, dove l’intervento americano ha portato a un colpo di stato.
