L’Europa riduce i fondi sociali, l’Italia rischia il taglio del 80%

L’Europa riduce i fondi sociali, l’Italia rischia il taglio del 80%.

L’Italia rischia di perdere l’80% dei fondi sociali a causa della riforma europea
L’Italia rischia di perdere l’80% dei fondi sociali a causa della riforma europea

L’Europa sta per ridurre i fondi destinati ai servizi sociali, con un impatto drastico sull’Italia, che potrebbe perdere l’80% dei finanziamenti attuali. Secondo i dati presentati durante un dibattito istituzionale a Bruxelles, la spesa sociale complessiva dell’Unione potrebbe scendere da 96 miliardi di euro a 63-87 miliardi, a seconda delle scelte di programmazione dei singoli Stati. L’Italia, in particolare, subirebbe il taglio più severo, con i trasferimenti dedicati al sociale che passerebbero da 14,98 miliardi a soli 3,22 miliardi, un calo di quasi 80%. Queste cifre non sono astrazioni contabili, ma rappresentano miliardi che sostengono servizi essenziali per le persone con disabilità, il sostegno all’infanzia e alla famiglia, i programmi di inclusione sociale e lo sviluppo professionale nel settore dei servizi sociali.

La riforma europea e le sue conseguenze

La riforma, presentata a luglio 2025, punta a cancellare l’autonomia del Fondo Sociale Europeo Plus (Fse+), accorpandolo con i fondi per l’agricoltura e lo sviluppo regionale all’interno dei Piani Nazionali e Regionali di Partenariato (Pnrp), gestiti in modo centralizzato dai governi nazionali. Questo cambio di struttura ridurrebbe la disponibilità di fondi per i servizi sociali, con un impatto diretto sui progetti di inclusione e sostenibilità sociale in tutta l’Unione. La direttrice per i Fondi della Dg Employment, Social Affairs and inclusion, Ruth Paserman, ha ammesso pubblicamente che la nuova struttura comporterà «in termini reali, meno fondi di quanti ce ne siano ora».

La riduzione dei fondi sociali potrebbe mettere a rischio la resilienza sociale dell’Europa, un’area particolarmente vulnerabile a causa dell’impatto a lungo termine dei servizi sociali. Investire nell’intervento precoce per i bambini, nei percorsi di vita indipendente per le persone con disabilità, nel supporto alla salute mentale o nella prevenzione per gli anziani genera benefici economici e sociali comprovati. Tuttavia, questi benefici si manifestano nel corso degli anni e delle generazioni, non in base a cicli elettorali sempre più brevi e frammentati.

Un rischio per la stabilità sociale

L’Europa, che affronta contemporaneamente l’invecchiamento demografico, la carenza strutturale di personale addetto all’assistenza, l’aumento dei bisogni di salute mentale e la persistenza delle disuguaglianze, non può permettersi tagli che compromettono la sua capacità di rispondere a queste sfide. La cancellazione di un fondo dedicato disperde le risorse e ne azzera la prevedibilità, come dimostrato dagli effetti post-Brexit in Irlanda del Nord. L’Italia, con i suoi 14,98 miliardi di euro attuali, rischia di perdere quasi l’80% dei finanziamenti, un calo che potrebbe portare alla chiusura o al ridimensionamento di decine di progetti storici dedicati all’inclusione delle persone con disabilità, delle donne e delle minoranze emarginate.

Per evitare questa svolta, l’European Social Network – Esn, sostenuta all’unanimità da tutte le autorità locali presenti all’evento, ha presentato tre punti fermi per i negoziati sul Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034: la salvaguardia di un Fse+ autonomo e forte, il ripristino delle condizioni abilitanti tematiche e la tutela della governance multilivello. L’Europa competitiva non può essere costruita su fondamenta sociali fragili. La resilienza economica e la resilienza sociale sono dimensioni intrinsecamente inseparabili.

La riduzione dei fondi sociali mette a rischio la stabilità sociale dell’Europa.
La salvaguardia del Fse+ è essenziale per garantire investimenti prevedibili.

Il prossimo bilancio dell’UE deve preservare uno strumento dedicato e protetto per gli investimenti nei servizi sociali, al fine di garantire un’Europa equa, produttiva e resiliente. La situazione richiede un intervento bipartisan per evitare questa svolta e proteggere i trasferimenti per l’Italia, con preoccupazione per il potenziamento delle politiche nazionali per il sostegno alle persone con disabilità, dalla riforma sul Progetto di Vita al sostegno dei caregiver familiari italiani.