Mauro Guerra, 11 anni dopo: la famiglia chiede dignità per la sua memoria

La famiglia di Mauro Guerra chiede dignità e rispetto dopo 11 anni dalla sua morte, in un contesto di tensioni e promesse non mantenute.

Una famiglia chiede dignità e rispetto per la memoria di Mauro Guerra, 11 anni dopo la sua morte, in un contesto di tensioni e promesse non mantenute
Una famiglia chiede dignità e rispetto per la memoria di Mauro Guerra, 11 anni dopo la sua morte, in un contesto di tensioni e promesse non mantenute

A 11 anni dalla morte di Mauro Guerra, la sua famiglia torna a parlare, nel giorno dell’anniversario, con un post della madre Giusy Businaro e le parole della sorella Elena. La loro richiesta è chiara: non lì, non in quella piazza, non in quel punto dove tutto si è compiuto. La famiglia chiede dignità e rispetto per la memoria del 32enne, ucciso da un carabiniere nel 2015. La nuova caserma dei carabinieri, costruita nell’ex scuola elementare di Carmignano, frazione di Sant’Urbano, è al centro delle loro critiche.

Un destino segnato da promesse non mantenute

La famiglia ha sottolineato l’assenza di iniziative pubbliche in ricordo di Mauro, nonostante le promesse fatte dal sindaco in campagna elettorale. «Nessuna via, nessuna piazza dedicata al suo calvario», ha scritto la madre. Il 29 luglio 2015, Mauro Guerra, laureato in economia e prossimo a diventare commercialista, rifiutò un trattamento sanitario obbligatorio non autorizzato. Dopo ore di trattative, fuggì a piedi nudi e vestito con la sola biancheria intima. I carabinieri lo fermarono, ma il maresciallo Marco Pegoraro sparò, uccidendolo a poche centinaia di metri da casa.

Il processo per l’omicidio ha visto il maresciallo Pegoraro assolto nel 2018, ma condannato in via civile nel 2022. La famiglia non ha perdonato, perché «da parte del carabiniere non c’è mai stato un momento di pentimento». La sorella Elena ha ricordato un impegno del sindaco Dionisio Fiocco: «Aveva detto che avrebbe dedicato una via a Mauro se fosse stato rieletto, nel 2017. Non è accaduto». La madre, invece, chiede che la sua memoria non venga dimenticata: «Voglio che le persone sappiano e non dimentichino che mio fratello è stato ucciso per niente e che nessuno ha realmente pagato».

Un’opera pubblica in un luogo simbolo

La nuova caserma, costruita con un intervento da oltre 1,5 milioni di euro, dovrebbe essere occupata entro fine anno, con l’inaugurazione attesa nel 2027. La madre di Mauro, però, non demorde: «A pochi passi dalla futura caserma c’è lui che riposa. Lasciatelo in pace, almeno ora, lasciatelo in pace». Il sindaco Fiocco ha spiegato che la norma consente di intitolare vie e piazze a persone decedute da almeno dieci anni, ma serve un’autorizzazione della prefettura. «Con un procedimento giuridico in corso, non sarebbe stata concessa», ha spiegato.

La sorella Elena ha affermato: «Contestiamo una caserma così imponente nel centro del paese. L’edificio è grande e questa cosa ci turba non poco». La famiglia, però, non si arrende. «Vogliamo che la sua memoria non venga dimenticata», ha detto la madre. «Non lì, un po’ di dignità e rispetto». La richiesta è semplice, ma pesante: un po’ di rispetto per un uomo che ha perso la vita per un errore di giudizio. La famiglia ha anche ricordato che il tempo non ha attenuato nulla. «Sono passati 11 anni ma sembrano 11 giorni. Rivedo ogni attimo e ricordo il suo calvario prima di morire». La loro voce è chiara e ferma: non si arrendono, non si dimenticano, e non accettano che la sua storia venga dimenticata o trascurata. La sua storia non è un ricordo, è un dolore che non si cancella.