Armando Spadini e la Ricci Oddi: una mostra tra i capolavori del Novecento

La Galleria Ricci Oddi presenta una mostra dedicata a Armando Spadini, con opere del Novecento, dal 21 novembre 2026 al 28 febbraio 2027.

Mostra di pittura del Novecento a Piacenza, con opere di Armando Spadini e collezioni storiche
Mostra di pittura del Novecento a Piacenza, con opere di Armando Spadini e collezioni storiche

La Galleria d’Arte Moderna Ricci Oddi di Piacenza presenta, dal 21 novembre 2026 al 28 febbraio 2027, una mostra dedicata a Armando Spadini, pittore centrale nel panorama artistico italiano dei primi due decenni del XX secolo. L’esposizione, a cura di Barbara Cinelli, si articola intorno a una selezione di opere realizzate tra il 1917 e il 1922, provenienti da importanti collezioni e musei italiani. La mostra intende confermare lo status di protagonista della modernità dell’artista, come già sottolineato da critici come Maurizio Fagiolo dell’Arco.

Una selezione di capolavori del Novecento

La mostra si basa sulla presenza di due opere di Spadini custodite nella collezione permanente della Galleria Ricci Oddi: Ritratto della signora De Carolis con le figlie (1908) e Lillo in culla (1921). Questi due dipinti, acquisiti da Giuseppe Ricci Oddi rispettivamente nel 1925 e alla Biennale di Venezia del 1924, rappresentano un punto di partenza per la selezione di opere che si estende tra il 1917 e il 1922. Tra le opere esposte figurano tele di formato medio-grande provenienti da collezioni storiche come quelle di Emanuele Fiano e Olindo Malagodi, in seguito confluite nella raccolta di Riccardo Gualino, e da musei pubblici italiani.

Un percorso tra arte e storia

La mostra non si presenta come una retrospettiva, ma come una testimonianza sulla maturità artistica di Spadini, quando il pittore dialogava con le istanze più vive del Novecento. Ogni opera in mostra è stata scelta per l’attenzione ricevuta della critica coeva, per la presenza alle esposizioni del tempo e per il suo ruolo nella storia del collezionismo spadiniano. Il percorso espositivo inizia con due dipinti significativi: Ritratto della signora De Carolis con le figlie (1908) e Mosè salvato dalle acque (1912), in prestito dai Musei Vaticani. Questi due dipinti anticipano le aspirazioni cui Spadini darà forma compiuta nella fase finale della sua carriera.

Il Mosè, un dipinto di misure imponenti, eseguito in un momento di profondo scoramento e ristrettezza economica per ottenere il rinnovo del Pensionato romano, testimonia il riscatto dell’artista attraverso il recupero della sontuosa tradizione veneta del Cinquecento, declinata in costumi contemporanei. La selezione si focalizza volutamente sulla pittura di figura, ribaltando il pregiudizio critico che vedeva nelle scene con madri e bambini una mera inclinazione aneddotica o affettiva. Per Spadini, invece, la ripetizione della medesima iconografia domestica rappresenta un mezzo ideale per concentrarsi esclusivamente sulle questioni formali, affinando il proprio stile e conquistando una totale libertà linguistica.

La Ricci Oddi: un museo tra contenuto e contenitore

La Galleria Ricci Oddi nasce dalla trasformazione della raccolta privata di Giuseppe Ricci Oddi in un museo aperto al pubblico, inaugurato nel 1931. La collezione è dapprima collocata nell’appartamento del palazzo di famiglia in via Poggiali, a Piacenza. Successivamente, dopo aver cercato invano una sede adatta, Ricci Oddi commissiona all’architetto Giulio Ulisse Arata un nuovo edificio costruito a proprie spese su un terreno messo gratuitamente a disposizione dal Comune di Piacenza. La Ricci Oddi è uno dei rari casi di museo dove contenuto e contenitore sono da subito strettamente legati.

Da aprile 2026, la Galleria Ricci Oddi si presenta al pubblico con una nuova veste, grazie a un importante progetto di riqualificazione e riallestimento, a cura dello Studio Piero Lissoni, che ha coinvolto tutte le 22 sale del Museo, a vent’anni dall’ultima manutenzione significativa. Questo nuovo aspetto si sposa con l’evento espositivo dedicato a Spadini, che rappresenta un ulteriore passo nella valorizzazione del patrimonio artistico e culturale della città di Piacenza.