La cosca Anello-Fruci rimasta operativa: la sentenza della Corte d’Appello
La Corte d’Appello conferma la continuità operativa della cosca Anello-Fruci, con decine di collaboratori di giustizia che descrivono un’organizzazione stabile e influente.

La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato che la cosca Anello-Fruci, radicata a Filadelfia, è rimasta operativa senza interruzione dal 2004 fino al periodo delle indagini del processo “Imponimento”. Decine di collaboratori di giustizia, tra cui Francesco Michienzi e Angelo Torcasio, hanno descritto un’organizzazione stabile, con Rocco Anello e Tommaso Anello al vertice e i fratelli Giuseppe e Vincenzino Fruci come principali collaboratori. La cosca ha esteso la sua influenza in diversi comuni della Calabria, tra cui Filadelfia, Polia, Maida, Curinga, Pizzo e Capistrano, con attività che spaziano dal traffico di droga e armi alle estorsioni nel settore edile, boschivo e turistico-alberghiero.
La continuità operativa della cosca
La sentenza del filone abbreviato del processo “Imponimento” ha ripercorso oltre trent’anni di attività criminale della cosca Anello-Fruci, partendo dalla sentenza del 2004 emessa dal GUP di Catanzaro. In quel periodo, la cosca era già stata accertata come associazione mafiosa, con Rocco Anello come capo e Tommaso Anello come luogotenente. La Corte ha utilizzato questa sentenza come base, integrandola con intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia, che hanno confermato la continuità operativa del sodalizio. La cosca ha mantenuto una struttura stabile, con un’area d’influenza che si è ulteriormente ampliata nel tempo.
Alleanze e conflitti con altre famiglie
La cosca Anello-Fruci ha mantenuto rapporti complessi con altre famiglie locali, tra cui i Mancuso, i Bonavota e i Iannazzo. Nel periodo tra gli anni ’90 e i primi anni 2000, gli Anello hanno stretto un’alleanza con Damiano Vallelunga, boss di Serra San Bruno, in funzione anti-Mancuso. Francesco Michienzi, un tempo interno alla cosca, ha descritto Vallelunga come una figura carismatica, capace di imporsi sul campo senza bisogno di proclami. Dopo gli arresti degli Anello, è stato proprio Vallelunga a ripristinare gli assetti territoriali precedenti all’ascesa degli Anello. La cosca ha anche avuto contatti con esponenti del clan Iannazzo e del clan Bonavota, come ha riferito Michienzi.
Una lunga intercettazione ambientale del 6 luglio 2016, tra Nicola Antonio Monteleone e Nazzareno Bellissimo, ha permesso alla Corte di ricostruire come, dopo anni di contrapposizione, i vertici della criminalità organizzata vibonese avessero trovato un nuovo equilibrio. La spartizione delle competenze territoriali e il riconoscimento della posizione di rilievo assunta da Rocco Anello hanno segnato un nuovo assetto di potere nella zona.
Un’organizzazione stabile e influente
La cosca Anello-Fruci ha dimostrato di essere un’organizzazione stabile, con una rete di collaboratori e un’area d’influenza che si estende da Filadelfia a Capistrano, Cenadi, Roccelletta di Borgia e alla zona industriale di Lamezia Terme. Decine di collaboratori, tra cui Angelo Torcasio, Battista Cosentino, Giuseppe Giampà, Umberto Egidio Miraca, i fratelli Catroppa, Raffaele Moscato, Gennaro Pulice, Santo Mirarchi, Salvatore Danieli, Domenico Assinnata e Emanuele Mancuso, hanno convergentemente descritto un’organizzazione capace di estendere la propria influenza in diversi settori economici. La cosca ha gestito attività illecite come il traffico di droga, armi e estorsioni, con un controllo anche su villaggi turistici come il Garden Club di Pizzo e il Garden Resort Calabria di Curinga.
La Corte d’Appello ha concluso che la cosca Anello-Fruci è rimasta operativa senza soluzione di continuità, dalla fine della condotta associativa accertata nel processo “Prima” fino al periodo coperto dalle indagini del procedimento “Imponimento”. La sentenza ha sottolineato la stabilità e l’influenza della cosca, con un’organizzazione che ha mantenuto una struttura e un’area d’azione ben definita nel tempo.
