Nascite in Italia a minimo storico: 355mila bambini nel 2025
Nascite in Italia a minimo storico nel 2025: 355mila bambini, tasso di fecondità a 1,14 figli per donna.

Nel 2025 in Italia sono nati solo 355mila bambini, il minimo storico dal dopoguerra. Il tasso di fecondità si è ridotto a 1,14 figli per donna, distanziando il Paese dalla soglia di ricambio generazionale. Questo dato, reso noto dal dossier Istat “Volere o Potere”, sottolinea una tendenza in crescita di una demografia in declino, con conseguenze profonde per il futuro del Paese.
Disuguaglianze e servizi sociali in crisi
La spesa per i servizi sociali e socio-educativi da parte dei comuni nel 2022 ha raggiunto 8,9 miliardi di euro, con il 50% delle risorse provenienti da fonti locali. Tuttavia, il report della Cgil rivela una situazione di crescente disuguaglianza, con un numero crescente di famiglie e minori che non riescono a beneficiare pienamente dei servizi disponibili. Tra i gruppi più colpiti, si segnala il crescente bisogno di supporto per anziani, migranti e persone in situazioni di povertà.
La mancanza di accesso a servizi adeguati peggiora le disuguaglianze e mette in difficoltà le famiglie.
Le cause del calo demografico
Secondo il presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, il problema non è che gli italiani non vogliono figli, ma che milioni di persone non riescono a realizzare il proprio progetto di vita. Le difficoltà economiche, la precarietà lavorativa e la mancanza di supporto sociale sono i principali ostacoli. Il 62% delle persone che non ha altri figli lo rinuncia per motivi economici, lavorativi o sociali, mentre quasi la metà delle donne teme di compromettere la propria carriera con la maternità. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che il 95% delle donne inattive per motivi familiari non riesce a trovare un sostegno adeguato. Il rapporto evidenzia che, se le intenzioni di fecondità dichiarate dalle donne italiane si fossero concretizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760mila bambini, il doppio di quelli effettivamente nati.

Le misure in campo e le sfide future
Le misure messe in campo per contrastare il calo demografico, come l’assegno unico universale, il bonus asilo nido e i sgravi contributivi per le aziende che assumono donne, stanno andando nella direzione giusta. Tuttavia, il presidente dell’Inps, Valeria Vittimberga, sottolinea che la natalità non è la causa della povertà, ma l’insicurezza lavorativa, i redditi insufficienti e la mancanza di servizi sono i fattori principali che ostacolano la decisione di avere figli.
La libertà di poter avere figli dipende da una serie di fattori economici e sociali che devono essere affrontati con urgenza.
Con il tasso di fecondità che si attesta a 1,14 figli per donna, il Paese si avvicina a una vecchiaia lenta e irreversibile. Il presidente Istat, Francesco Maria Chelli, ha avvertito che, se la tendenza continuerà, al 2050 per ogni 100 giovani fino a 14 anni ci saranno circa 300 over 65. Questo scenario richiede una riflessione profonda e una politica pubblica che tenga conto delle esigenze delle famiglie e dei giovani. La demografia in declino rappresenta una sfida non solo per il sistema sanitario e sociale, ma anche per l’economia e la coesione sociale. Per il presidente della Fondazione per la Natalità, Gigi De Palo, il tema non è convincere qualcuno ad avere figli, ma restituire alle persone la libertà di poterli avere, garantendo un ambiente in cui la decisione di avere figli non è percepita come un rischio.
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