Somalia, la crisi costituzionale mette a rischio lo Stato federale
La Somalia vive una crisi istituzionale che rischia di destabilizzare il sistema federale e la sicurezza nazionale.

La Somalia si trova al centro di una crisi istituzionale
La Somalia, un Paese che da anni vive tra conflitti interni, terrorismo e instabilità, si trova ora a fronteggiare una crisi costituzionale che potrebbe mettere a rischio l’intero sistema federale. Il Presidente Hassan Sheikh Mohamud, in un discorso tenuto davanti al Parlamento federale a Mogadiscio il 28 dicembre 2025, ha espresso preoccupazione per la mancanza di consenso su una riforma costituzionale che mira a ridurre l’influenza dei clan e a introdurre il suffragio universale. La situazione, però, si è complicata ulteriormente a inizio giugno 2026, quando violenti scontri tra forze governative e milizie dell’opposizione hanno riportato la violenza nelle strade della capitale.
La riforma costituzionale ha acceso tensioni tra centro e periferia La riforma, che mira a superare il sistema di rappresentanza clanica “4.5”, ha suscitato forti opposizioni da parte di esponenti politici e Stati federati. Mentre il Governo sostiene che la modifica sia necessaria per rafforzare la centralità dello Stato, l’opposizione e gli Stati federati come il Puntland e il Jubaland ritengono che il processo non sia stato democratico e che manchi un accordo con le periferie. Questo dissenso ha portato a una situazione di “doppia legittimità”, che rischia di paralizzare il processo decisionale e di rendere più difficile il coordinamento tra istituzioni centrali e autorità locali.
La sicurezza e la geopolitica del Corno d’Africa
La Somalia, pur continuando a fare i conti con problemi strutturali, si è trasformata in uno snodo strategico fondamentale nel Corno d’Africa. La sua posizione geografica, affacciata sul Golfo di Aden e sull’Oceano Indiano, permette di controllare percorsi commerciali vitali per il mondo intero. Tuttavia, la crisi istituzionale rischia di indebolire la capacità del Paese di gestire la sicurezza, soprattutto in un contesto in cui gruppi come al-Shabaab e i Houthi hanno aumentato la loro presenza nel Mar Rosso. La crisi potrebbe indebolire la collaborazione contro il terrorismo
La campagna contro al-Shabaab si basa sulla cooperazione tra il governo federale, gli Stati membri, le forze locali e i partner internazionali. Tuttavia, se la crisi politica dovesse protrarsi, il coordinamento tra gli attori potrebbe indebolirsi, permettendo al gruppo jihadista di trarre vantaggio dalle divisioni interne. Inoltre, la decisione degli Stati Uniti di non sostenere oltre il 2026 il meccanismo ONU che garantisce il supporto logistico alla missione AUSSOM potrebbe ridurre la presenza operativa dell’Unione Africana nel Paese, complicando ulteriormente la situazione.
La comunità internazionale osserva con preoccupazione
La comunità internazionale, tra cui le Nazioni Unite, l’Unione Africana e l’IGAD, ha espresso preoccupazione per lo sviluppo della crisi. Questi enti hanno invitato le parti a riprendere il dialogo, sottolineando come la riforma costituzionale, invece di rafforzare il sistema federale, abbia in realtà accentuato le divisioni politiche. La crisi, inoltre, potrebbe avere conseguenze non solo interne, ma anche geopolitiche, influenzando gli equilibri del Corno d’Africa e la sicurezza delle rotte commerciali.
- La Somalia vive una crisi istituzionale che rischia di destabilizzare il sistema federale.
- La riforma costituzionale ha acceso tensioni tra centro e periferia.
- La crisi potrebbe indebolire la collaborazione contro il terrorismo.
- La comunità internazionale osserva con preoccupazione lo sviluppo della situazione.
