Blocchi stradali e diritto alla protesta: la Consulta chiamata a intervenire
Difensori chiedono intervento della Consulta per incostituzionalità del Decreto Sicurezza.

Il 29 luglio 2026, un gruppo di avvocati ha chiesto al giudice di sospendere un procedimento legato a blocchi stradali durante una manifestazione del 22 settembre 2025, accusando l’attuale Decreto Sicurezza di violare il diritto alla protesta pacifica. La vicenda riguarda un giovane accusato di aver partecipato a un corteo Pro Pal che si è concluso con blocchi stradali e presunti reati. Gli avvocati Patrizio Rovelli e Maria Grazia Monni hanno depositato un’eccezione di incostituzionalità davanti alla Consulta, sostenendo che il testo del Decreto non rispetti i principi fondamentali della Costituzione.
La manifestazione e la contestazione della Procura
La protesta in questione si è svolta il 22 settembre 2025 in città, organizzata dall’Unione Sindacale di Base (USB) in sostegno della Global Sumud Flotilla, contro il genocidio in Palestina e per denunciare la presunta complicità del Governo italiano nella crisi mediorientale. Durante il corteo, alcuni manifestanti avrebbero impedito la libera circolazione lungo via Roma e viale La Playa, dando origine all’accusa di blocco stradale. La Procura ha contestato questa azione, considerandola un reato, mentre i difensori sostengono che si tratti di una forma di protesta pacifica.
Contestazione del Decreto Sicurezza
Secondo gli avvocati, il Decreto Sicurezza trasforma il blocco stradale da un illecito amministrativo a un reato, prevedendo una pena fino a 2 anni di reclusione. Questo, secondo i difensori, contrasta con il diritto di riunione, la libertà di manifestazione del pensiero e il diritto di sciopero garantiti dalla Costituzione, nonché con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La difesa sostiene che il ricorso al decreto-legge non rispetti i presupposti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’articolo 77 della Costituzione.
La prima censura riguarda il ricorso al decreto-legge: secondo gli avvocati Rovelli e Monni, mancavano i presupposti di straordinaria necessità e urgenza previsti dall’articolo 77 della Costituzione, poiché il testo era già contenuto in un disegno di legge in discussione in Parlamento. Non solo. I difensori sostengono che criminalizzare il blocco stradale durante manifestazioni pacifiche contrasti con il diritto di riunione e la libertà di manifestazione del pensiero.
La parola ora spetta al giudice dell’udienza preliminare del Tribunale, Giulia Tronci, che dovrà decidere se sospendere il procedimento e chiedere l’intervento della Consulta, oppure proseguire con la decisione. L’istanza è stata condivisa anche da altri avvocati, tra cui Carlo Monaldi, Albertina Zanda, Giulia Lai e Marcella Cabras, che difendono altri giovani indagati. La Consulta, se chiamata a intervenire, dovrà valutare se il Decreto Sicurezza violi i principi costituzionali e internazionali che tutelano la libertà di protesta. La difesa ha sottolineato che l’intera disciplina del Decreto Sicurezza è incompatibile con la Costituzione. La Consulta è chiamata a valutare se il testo violi i diritti fondamentali garantiti da Costituzione, Convenzione europea e Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. La decisione del giudice Tronci potrebbe aprire un dibattito più ampio sulle limitazioni alla libertà di protesta e sul rispetto dei diritti civili in Italia.
