La Cassazione conferma la condanna a 30 anni per Veronica Panarello
La Cassazione conferma la condanna a 30 anni per Veronica Panarello per l’omicidio del figlio Loris.

La Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di reclusione per Veronica Panarello, accusata dell’omicidio del figlio Loris Stival. La decisione è stata presa dalla prima sezione penale presieduta da Adriano Iasillo, che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dai legali dell’imputata, attualmente detenuta a Torino. La sentenza, arrivata il 21 novembre 2019, chiude un iter processuale lungo e complesso, che ha visto la donna alternare diverse versioni dei fatti, senza mai rivelare la verità.
Un delitto senza resipiscenza
Il pg Roberta Barberini ha sottolineato durante la requisitoria che non esiste nesso tra i tratti istrionici e narcisistici della personalità di Veronica Panarello e il delitto del quale è accusata. La difesa aveva tentato di sottolineare l’assenza di resipiscenza, la condotta processuale e la gravità del reato, ma i giudici hanno ritenuto non rilevanti tali circostanze. La sentenza conferma che l’omicidio è stato commesso con elemento soggettivo, senza esitazioni. La donna, inoltre, ha tentato di manipolare le indagini chiamando in correità il suocero Andrea Stival, ma questa tesi è stata respinta.
Le versioni di Veronica Panarello
Il 29 novembre 2014, Veronica Panarello denunciò la scomparsa del figlio Loris Stival, otto anni. Disse di averlo accompagnato a scuola e di non averlo più visto all’uscita. Tuttavia, nessuno ricordava di averlo visto entrare a scuola. I carabinieri iniziarono le ricerche e il corpo del bambino fu trovato poco prima di sera in fondo a un canalone. La donna, però, continuò a negare di averlo ucciso, alternando diverse versioni dei fatti. A novembre 2015, un anno dopo la morte, raccontò che il figlio era morto in un incidente mentre giocava con le fascette da elettricista.
Passati tre mesi, il 11 febbraio, Veronica stravolse nuovamente la sua versione, accusando il suocero Andrea Stival di aver ucciso Loris. Disse che erano amanti e che il bambino aveva scoperto la relazione, causando la sua morte. Andrea Stival fu indagato, ma la sua posizione fu archiviata. Intanto, per Veronica si aprì un altro procedimento per calunnia, che prenderà il via il 26 novembre.
Le condanne e le motivazioni
Il 17 ottobre 2016, il gup di Ragusa condannò Veronica Panarello a 30 anni di carcere per omicidio e occultamento di cadavere. La sentenza fu confermata il 5 luglio 2018 in Appello. I giudici della Corte d’Assise d’Appello hanno sottolineato che la donna ha agito “scientemente e lucidamente” per sopprimere la vita del figlio, senza alcuna forma di ravvedimento. Ha ometto di chiamare i soccorsi o di cercare di salvare il bambino, che era ancora in agonia. Inoltre, ha tentato di eliminare le tracce del delitto occultando il corpo e simulando una violenza sessuale da parte di ignoti.
La Cassazione ha confermato che le motivazioni del processo sono state rispettate e che la sentenza è pienamente legittima. La donna, che continua a negare la sua colpevolezza, dovrà affrontare il carcere per un periodo di 30 anni, con la speranza di un eventuale riconoscimento della sua innocenza in un futuro processo.
