Il grido dei bambini sfollati raggiunge il cuore di Dio
L’arcivescovo Gallagher sottolinea l’importanza dell’accoglienza nei confronti dei migranti e dei rifugiati.
L’arcivescovo Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali della Santa Sede, ha sottolineato durante l’omelia della Messa celebrata il 11 ottobre nella Basilica di Notre-Dame di Ginevra, in Svizzera, l’importanza di ascoltare il grido dei bambini sfollati o sfruttati. L’evento è avvenuto in occasione della 112ª Giornata Mondiale dei Migranti e dei Rifugiati, con tema “Anche uno solo di questi bambini”. L’arcivescovo ha ribadito che ogni bambino, strappato dalla propria casa per guerra, violenza o catastrofe naturale, è una persona umana, creata a immagine e somiglianza di Dio.
La carità cristiana e l’urgenza di rispondere ai bisogni immediati
L’arcivescovo ha sottolineato che la “carità cristiana” impone di “rispondere ai bisogni immediati” di ogni bambino, ma anche di “custodire l’immagine divina impressa in lui”. Ha ricordato che “prima ancora di essere un migrante, un rifugiato, un richiedente asilo o una statistica, il bambino è una persona umana”. L’omelia ha messo in luce l’importanza di non permettere che l’immensità del problema oscuri la dignità di un solo bambino, la cui sofferenza si impone alla nostra coscienza con un’urgenza insopportabile.
La sofferenza di un bambino sfollato non scompare nell’anonimato di una crisi umanitaria, perché il grido dei più vulnerabili raggiunge sempre il cuore di Dio. L’arcivescovo ha sottolineato che la carità cristiana non può limitarsi ad alleviare i bisogni, lasciando la persona ai margini. Il Vangelo chiarisce che coloro “che vengono trovati per le strade” non sono semplicemente “assistiti”, ma invitati ad un “banchetto”. Il movimento è chiaro: dalla strada alla casa, dall’esposizione al pericolo alla protezione, dal sollievo temporaneo alla sicurezza dell’appartenenza.
Un invito all’accoglienza e alla solidarietà
Nel Vangelo di Matteo, il re prepara un banchetto in occasione delle nozze di suo figlio e invita tutti. Alcuni tuttavia rifiutano, perché “troppo assorbiti dai propri affari”. L’arcivescovo ha esteso l’invito a quanti “erano rimasti fuori”, ricordando che “un’esclusione ed un’emarginazione che non cessano di mietere vittime, ancora oggi”. Ha parlato di bambini la cui esperienza di casa è stata dolorosamente interrotta: bambini sfollati a causa della guerra, della violenza, delle persecuzioni, della povertà o delle catastrofi naturali; bambini separati dalle loro famiglie; bambini esposti alla tratta e allo sfruttamento.
La fiducia in Dio non diminuisce la necessità della solidarietà con gli altri. L’arcivescovo ha sottolineato che “la fiducia in Dio non diminuisce la necessità della solidarietà con gli altri. Al contrario, chi ha trovato casa in Dio impara a diventare un luogo di accoglienza per gli altri”. Ha anche ricordato che “la sofferenza di un bambino sfollato non scompare nell’anonimato di una crisi umanitaria, perché il grido dei più vulnerabili raggiunge sempre il cuore di Dio”. L’arcivescovo ha invitato a non perdere di vista le persone, sottolineando che la carità cristiana assume una forma concreta quando si sceglie di non permettere che l’immensità del problema oscuri la dignità anche di un solo bambino.
L’arcivescovo ha sottolineato che la condizione di vulnerabilità a cui si deve rispondere, in primo luogo, attraverso l’assistenza umanitaria indispensabile: “Bisogna nutrire gli affamati, proteggere chi è in pericolo e offrire rifugio a chi non ha un tetto”. La carità cristiana però non può limitarsi ad alleviare i bisogni, lasciando la persona ai margini. Il Vangelo chiarisce che coloro “che vengono trovati per le strade” non sono semplicemente “assistiti”, ma invitati ad un “banchetto”. Il movimento è chiaro: dalla strada alla casa, dall’esposizione al pericolo alla protezione, dal sollievo temporaneo alla sicurezza dell’appartenenza.
