Uliveti palestinesi “off limits” in Cisgiordania: Peace Now denuncia restrizioni e violenze durante la raccolta

L’esercito israeliano ha ampliato le aree di uliveti accessibili solo con autorizzazione durante la raccolta, mettendo a rischio la produzione agricola palestinese.

Il 10 ottobre 2026, l’esercito israeliano ha ampliato del 30% le aree della Cisgiordania alle quali gli agricoltori palestinesi possono accedere solo con autorizzazione militare durante la raccolta delle olive, interessando quasi il 20% degli uliveti. L’organizzazione israeliana Peace Now ha reso pubblico un report in cui denuncia un aumento delle restrizioni e un aggravamento delle violenze nei confronti dei contadini. L’espansione riguarda circa 88.300 dunam (88,3 km²) di terreni coltivati a ulivo, con un incremento rispetto ai 69.000 dunam sottoposti a coordinamento militare nel 2025. Parallelamente, le aree escluse dai cittadini israeliani sono diminuite da 10.700 a 6.890 dunam.

Violenze e danni alle coltivazioni

Secondo Peace Now, il sistema di controllo si è trasformato in un meccanismo che impedisce ai palestinesi di accedere alle loro terre ancestrali. L’associazione denuncia un crescente fenomeno di aggressioni da parte dei coloni, con episodi di furto del raccolto, incendi e abbattimento di ulivi. Dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha) indicano che tra gennaio 2023 e agosto 2026 circa 88.000 alberi e giovani piante sarebbero stati vandalizzati da coloni israeliani in Cisgiordania.

Le segnalazioni di violenze sono aumentate anche nel villaggio cristiano di Taybeh, l’ultimo villaggio interamente cristiano della Cisgiordania. I sacerdoti delle tre Chiese presenti nel villaggio hanno più volte segnalato aggressioni contro gli agricoltori, danneggiamenti agli uliveti e tentativi di occupazione delle terre. Secondo quanto riferito, gruppi di coloni hanno raccolto olive dagli alberi appartenenti ai proprietari palestinesi, spezzato rami e provocato danni alle coltivazioni, mettendo a rischio una delle principali fonti di sostentamento della popolazione locale.

Raccolto 2026: un valore di 240 milioni di dollari

Il raccolto del 2026 è stimato in un valore di 735 milioni di shekel (circa 240 milioni di dollari), rendendo il settore una risorsa essenziale per l’economia palestinese. Secondo il Ministero palestinese dell’Agricoltura, in Cisgiordania si trovano circa 550.000 dunam (550 km²) di uliveti, con circa 11 milioni di alberi in produzione. Le nuove restrizioni riguardano quasi il 20% delle aree olivicole della Cisgiordania.

Peace Now sottolinea che le autorizzazioni militari sono spesso concesse in ritardo e per periodi molto brevi, con il risultato che parte del raccolto è andata perduta o sarebbe stata sottratta. L’associazione denuncia inoltre che i coloni si impadroniscono illegalmente di un numero sempre maggiore di colline con l’incoraggiamento e il sostegno delle autorità, mentre l’esercito chiude vaste aree ai palestinesi con il pretesto di difendere questi avamposti illegali.

Le nuove restrizioni interessano quasi il 20% degli uliveti della Cisgiordania. L’espansione più significativa delle zone sottoposte a coordinamento militare riguarda l’area di Jenin, dove nell’ultimo anno sono sorti 12 nuovi avamposti di coloni. Complessivamente circa 8.130 dunam (8,13 km²) di nuove aree agricole sono stati aggiunti alle zone soggette a restrizioni. Le violenze nei confronti degli agricoltori palestinesi si intensificano, mettendo a rischio la stagione della raccolta. Le denunce provenienti dal villaggio cristiano di Taybeh confermano le preoccupazioni espresse da Peace Now sul rischio che le restrizioni di accesso ai terreni e la crescente pressione dei coloni possano compromettere ulteriormente la stagione della raccolta e la permanenza delle comunità palestinesi nelle aree rurali della Cisgiordania.