Francis Halzen, il “padre” di IceCube, riceve il Nobel per la fisica 2026
Francis Halzen riceve il Nobel per la fisica 2026 per il suo lavoro su IceCube e la scoperta dei neutrini ad alta energia.
Il premio Nobel per la fisica 2026 è stato assegnato al fisico belga-statunitense Francis Halzen, riconosciuto per il suo fondamentale contributo all’IceCube Neutrino Observatory e per la scoperta dei neutrini ad alta energia di origine astrofisica. L’annuncio, reso oggi a Stoccolma, celebra un lavoro che ha rivoluzionato la comprensione dell’universo attraverso l’osservazione di particelle estremamente rare e difficili da rilevare.
IceCube: un telescopio per neutrini immerso nel ghiaccio
Halzen è considerato il “padre” di IceCube, un progetto che ha reso possibile osservare l’universo in modo completamente nuovo. L’osservatorio, situato nel Polo Sud, si basa su un’idea nata negli anni Ottanta: utilizzare il ghiaccio come mezzo di rivelazione. L’idea fu dimostrata praticabile nel 1987, quando Halzen iniziò a lavorare al progetto Amanda, il precursore di IceCube. La costruzione di IceCube iniziò nel 2004 e si concluse nel 2010, con l’installazione di migliaia di sensori ottici in un chilometro cubo di ghiaccio.
Neutrini: particelle che attraversano l’universo senza ostacoli
I neutrini, particelle quasi prive di massa e completamente prive di carica elettrica, attraversano materia e campi magnetici senza essere disturbati. Questa caratteristica li rende straordinariamente utili per studiare fenomeni astrofisici estremi. Quando un neutrino interagisce con la materia, genera un tenue lampo di luce Cherenkov, che IceCube registra per ricostruire l’energia e la direzione di provenienza della particella.
La capacità di IceCube di identificare sorgenti di neutrini ad alta energia ha aperto nuove prospettive nella ricerca astronomica.
La scoperta di un flusso di neutrini cosmici ad altissima energia provenienti da oltre la Via Lattea, pubblicata nel 2013 su Science, segnò una svolta nella fisica delle particelle. Questi segnali hanno permesso di collegare l’origine dei raggi cosmici a fenomeni estremi nell’universo, come i blazar, oggetti astrofisici che emettono raggi gamma a miliardi di anni luce di distanza. La costruzione di IceCube ha portato a importanti progressi nella comprensione dell’universo. Negli anni successivi, l’osservatorio ha cominciato a identificare le sorgenti di neutrini, come la galassia attiva NGC 1068 e la Via Lattea. Questi risultati hanno contribuito a risolvere un problema vecchio di oltre un secolo: l’origine dei raggi cosmici.
IceCube non è solo un osservatorio, ma un esperimento in continua evoluzione. Nel 2026 è stato completato un importante upgrade, con l’aggiunta di centinaia di nuovi sensori nel ghiaccio antartico, preludio al progetto IceCube-Gen2. Halzen, che da decenni lavora al confine tra fisica delle particelle, astrofisica e cosmologia, ha contribuito a trasformare un’idea inizialmente considerata irrealizzabile in un modo di osservare l’universo completamente nuovo. Il Nobel a Halzen riconosce non solo una singola scoperta, ma un’intera trasformazione scientifica. Il lavoro su IceCube ha aperto la strada all’astronomia multimessaggera, che combina informazioni da diverse fonti, come la luce, le onde gravitazionali, i raggi cosmici e i neutrini, per comprendere meglio l’universo e i suoi misteri più profondi.
