Reggio Emilia, il Consiglio di Stato respinge l’istanza per fermare gli abbattimenti di Bosco Ospizio
Il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza di Legambiente e Bosco Ospizio per fermare gli abbattimenti. Gli attivisti continuano la battaglia.
Il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza urgente presentata da Legambiente e dall’assemblea di Bosco Ospizio per fermare i lavori di abbattimento dell’area verde di 45mila metri quadri a Reggio Emilia. La protesta, che si svolge contro il consumo di suolo da parte di Conad, ha visto il rifiuto della richiesta di sospensione dei lavori, anche se l’udienza collegiale per la decisione sul merito è fissata per l’8 ottobre. Del bosco, però, non rimane più niente: i lavori sono in corso e i danni all’ambiente e alla comunità sono già evidenti.
La protesta contro Conad e la cementificazione
La contestazione riguarda un progetto che prevede la costruzione di un supermercato, una biblioteca, una casa della salute e un polo sociale. Tuttavia, per i promotori della protesta, il cantiere cancella oltre quattro ettari di verde, più di 154 alberi adulti e 31.000 metri quadrati di suolo. Conad, invece, parla di 98 alberi abbattuti e 1.348 nuove piantumazioni. La petizione, con oltre 62mila firme, contesta lo scambio: sostituire alberi con giovani piantine non basta, ci vorrebbero decenni per ottenere gli stessi benefici.
Dopo l’arrivo inaspettato delle ruspe lo scorso 30 settembre, per tre giorni la via Emilia si è riempita di cittadini solidali. Gli attivisti hanno bloccato la circolazione stradale e alcuni hanno riuscito a introdursi nel cantiere. Dodici di loro sono stati portati in questura, facendo scattare un totale di 14 provvedimenti, tra cui fogli di via per quattro persone non residenti a Reggio Emilia, che non potranno tornare in città per i prossimi due anni. Altre 13 persone sono state identificate, ma al momento non risultano denunciate.
Le conseguenze e la resistenza degli attivisti
Dalla sera del 2 ottobre è stata bloccata l’entrata sui due vialetti d’ingresso di proprietà di Conad, ma a uso pubblico. “Quel vialetto è attraversato ogni giorno dai cittadini, dagli anziani che devono raggiungere la farmacia e dai bambini che vanno a scuola, che negli ultimi giorni hanno dovuto allungare il tragitto e sono stati scortati per raggiungere le aule” spiega Stefano Roggiero, residente del quartiere Ospizio. La resistenza non si ferma: gli attivisti non hanno alcuna intenzione di abbandonare l’area e hanno già mandato un preavviso fino a lunedì.
“Altri alberi possono ricrescere, ma il cemento distrugge tutto: l’obiettivo è salvare quelli rimasti e impedire che la cementificazione inizi perché ne nascano di nuovi” commenta Attilia Notari, attivista dell’assemblea del Bosco Ospizio. Gli attivisti continuano a rilanciare la campagna di boicottaggio “Spesa senza Conad”, che ha già oltrepassato i confini di Reggio Emilia. “Non dobbiamo disertare proprio in questo momento, abbiamo ancora tantissime cose da dire sul quartiere e sulla città e anche questo momento difficile può diventare collettivo”, rilancia Roggiero. La protesta, che ha visto la partecipazione di centinaia di cittadini, si svolge in un contesto di tensione crescente. La comunità locale, attraverso l’assemblea del Bosco Ospizio, continua a mobilitarsi per salvaguardare l’area verde e il quartiere. La battaglia non è finita: gli attivisti si preparano a nuove azioni, anche se il Consiglio di Stato ha respinto l’istanza per fermare gli abbattimenti.
