Moussa Sangare ritratta la confessione, Sharon Verzeni: «Non l’ho uccisa io»
Moussa Sangare ritratta la confessione e giura di non aver ucciso Sharon Verzeni. La famiglia soffre per le accuse e la perizia psichiatrica.

Il processo per l’omicidio di Sharon Verzeni ha registrato un colpo di scena: Moussa Sangare, accusato di averla uccisa con quattro coltellate durante una passeggiata notturna a Terno d’Isola, ha ritratto la confessione e giura di non averla uccisa. La dichiarazione, resa durante un’udienza per l’affidamento della perizia psichiatrica, ha suscitato reazioni forti tra i familiari della vittima, che hanno espresso dolore e sofferenza per le accuse e le dichiarazioni del giovane.
Un movente non chiaro, ma presente
L’avvocato dei Verzeni, Luigi Scudieri, ha sottolineato che, nonostante il movente non sia manifesto, «esiste una traccia di Dna di Sharon sul trapezio della bicicletta di Sangare, l’unica parte che non è stata cambiata». Inoltre, ha rilevato che il giovane ha spiegato di aver sepolto il coltello vicino all’Adda, un’azione che potrebbe indicare una volontà di occultare le prove. «Un movente secondo me c’è: la sua volontà di uccidere una donna», ha aggiunto, senza però sostenere una condanna definitiva.
La famiglia in lutto e in sofferenza
La ritrattazione di Moussa Sangare ha colpito duramente i familiari di Sharon Verzeni, che hanno espresso profondo dolore e sofferenza. «È una famiglia che sta soffrendo e sentire queste cose la fa ancora più soffrire», ha commentato un parente. La madre e la sorella di Sangare, pur non essendosi costituite parte civile, hanno seguito con attenzione le dichiarazioni del giovane, che ha rifiutato di riconoscere la propria colpevolezza.
La difesa ha anche sottolineato che Moussa Sangare, cacciato di casa per maltrattamenti, viveva in un alloggio senza acqua né corrente, e aveva una sagoma di cartone contro cui si divertiva a lanciare coltelli. L’assassino, però, ha rifiutato di riconoscere la propria colpevolezza, affermando di essere «innocente» e di non aver ucciso Sharon Verzeni.
La perizia psichiatrica e il processo
Il tribunale ha deciso di affidare la perizia psichiatrica alla dottoressa Giuseppina Paulillo, con l’incarico di valutare la capacità di intendere e di volere del giovane. Il processo riprenderà il 22 settembre, dopo che la perizia dovrà essere depositata entro quaranta giorni. L’avvocato ha anche sottolineato che, nonostante la mancanza di un movente chiaro, «esiste una traccia di Dna di Sharon sul trapezio della bicicletta di Sangare, l’unica parte che non è stata cambiata».
La famiglia Verzeni, in attesa di un verdetto, continua a soffrire per le accuse e le dichiarazioni del giovane. «Speriamo sia finita», ha detto la sorella della vittima, mentre la madre ha espresso preoccupazione per la situazione e ha chiesto intervento politico per migliorare la situazione.
