Digger di Tom Cruise: un miliardario che sembra ispirato a Trump?

Il film di Iñárritu ha suscitato dibattito per le somiglianze con il presidente Usa.

Il film Digger, in cui Tom Cruise interpreta un miliardario petrolifero convinto di poter modificare i fatti con la sua volontà, ha suscitato dibattito per le somiglianze con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il personaggio, creato da Alejandro González Iñárritu e Sabina Berman, è stato visto da parte della critica come una caricatura del potere contemporaneo, con tratti che ricordano la figura del leader americano. La storia, ambientata in un futuro in cui un disastro ambientale minaccia il pianeta, vede il protagonista affrontare la crisi non come un problema da risolvere, ma come un’opportunità per riaffermare il proprio ruolo.

Un miliardario che sembra ispirato a Trump

Digger Rockwell, il personaggio interpretato da Cruise, è un uomo di potere che ostenta sicurezza assoluta e parla come se la sua volontà potesse modificare i fatti. La sua capacità di trasformare una crisi collettiva in una vicenda che riguarda soprattutto se stesso ha spinto una parte della critica internazionale a leggere nel personaggio evidenti risonanze con Donald Trump. Il paragone è stato alimentato anche dal momento storico in cui il progetto è nato: la prima fase di scrittura coincide con l’inizio della presidenza Trump.

Un’archetipica figura del potere

Il cinema americano ha raccontato per decenni uomini ricchissimi convinti che il denaro permetta di riscrivere le regole: da Charles Foster Kane di Quarto potere all’Howard Hughes di The Aviator, fino ai miliardari tecnologici di Ex Machina, Don’t Look Up e Glass Onion. Digger raccoglie caratteristiche appartenenti a quell’archetipo e le porta dentro un presente in cui potere economico, spettacolo, politica e capacità di controllare il racconto pubblico sono diventati sempre più difficili da separare.

Il regista ha descritto la fase iniziale di scrittura come un tentativo di realizzare un documentario sul futuro: ogni volta che la sceneggiatura provava ad anticipare il presente, nuovi eventi sembravano renderla già superata. Iñárritu e Berman hanno sviluppato il film nel 2017, quando Trump aveva appena iniziato il suo primo mandato alla Casa Bianca. Negli anni successivi, però, Digger ha continuato a cambiare forma, proprio perché il regista si è trovato davanti a un problema insolito per chi tenta di costruire una satira del presente: la realtà continuava a diventare più estrema della finzione.

Il presidente degli Stati Uniti, interpretato da John Goodman, pretende infatti che sia proprio Digger a trovare una soluzione alla crisi. Il magnate finisce così nella posizione paradossale di dover salvare il mondo da un disastro al quale lui stesso ha contribuito. Rockwell non sembra disposto semplicemente a riconoscere un errore e rimediare, perché anche l’apocalisse può diventare ai suoi occhi un’altra occasione per riaffermare il proprio ruolo. Il confronto è comparso anche nelle recensioni uscite a ridosso dell’arrivo nelle sale. The Guardian, per esempio, ha rilevato esplicitamente la vicinanza percepita tra la figura interpretata da Cruise e personalità reali come Trump, all’interno di una satira concentrata su ricchezza, potere e crisi climatica. Digger, però, sembra voler allargare il bersaglio: non soltanto un uomo, ma un tipo di potere che trasforma ricchezza, carisma e capacità di attirare l’attenzione negli strumenti con cui tentare di controllare perfino una catastrofe.