Squalo mako di 2,5 metri si libera da lenza al largo di Livorno
Squalo mako di 2,5 metri si libera da lenza al largo di Livorno, evento raro e significativo per la conservazione.
Un squalo mako di circa 2,5 metri è rimasto accidentalmente all’amo al largo di Livorno, ma dopo quasi un’ora è riuscito a liberarsi e a tornare in mare aperto. L’episodio, avvenuto il 28 settembre 2026, ha suscitato interesse tra pescatori e ricercatori, poiché rappresenta un caso raro e significativo di interazione tra un grande predatore marino e l’attività umana. L’animale, stimato in circa 110-120 chili, ha resistito per un’ora prima di spezzare la lenza e riprendere il largo.
Un evento raro ma non isolato
Nonostante le sue dimensioni e la reputazione di grande predatore, gli incontri tra mako ed esseri umani restano poco frequenti. Lo squalo, che si trova spesso in mare aperto, può avvicinarsi alle imbarcazioni quando viene attirato dalla presenza di pesci, esche o altre potenziali fonti di cibo. Tuttavia, la sua vita è solitamente lontana dalle coste e tende a mantenere le distanze dalle persone. L’episodio avvenuto davanti a Livorno si aggiunge ad altri incontri documentati negli ultimi anni lungo le coste italiane.
Un mese più tardi, un altro giovane esemplare di dimensioni simili era finito nelle reti di un peschereccio davanti a Deiva Marina, in Liguria, prima di essere liberato. Nell’agosto dello stesso anno un altro mako era stato accidentalmente catturato all’amo al largo di Porto Cesareo, in Puglia, riuscendo anche in quel caso a liberarsi. Più recentemente è stato segnalato anche un episodio che ha coinvolto un mako e un’imbarcazione nelle acque al largo di Gallipoli.
La specie è infatti sottoposta a una forte pressione legata soprattutto alle attività di pesca, comprese le catture accidentali.
La pressione della pesca e il rischio del bycatch
Il pescatore, Marco Volpi, pluricampione mondiale di pesca sportiva, aveva preparato un coltello per tagliare la lenza il più vicino possibile alla bocca dell’animale, limitando così la quantità di filo che sarebbe potuta rimanere attaccata. Tuttavia, lo squalo si è liberato prima che fosse possibile intervenire. L’amo utilizzato era biodegradabile e dovrebbe quindi deteriorarsi progressivamente con il trascorrere del tempo. Per un grande predatore marino rimanere a lungo attaccato a una lenza può significare un notevole dispendio di energie e un forte stress fisico. Anche ciò che rimane attaccato al corpo dopo la liberazione può rappresentare un rischio. L’episodio di Livorno ha ricordato quanto sia importante limitare il più possibile le conseguenze del cosiddetto bycatch, ovvero la cattura involontaria di animali che non rappresentano la specie bersaglio di una determinata attività di pesca.
La maggiore frequenza con cui vengono diffuse immagini e video di squali nelle acque italiane potrebbe far pensare a un aumento significativo della loro presenza.
Nonostante le segnalazioni online siano aumentate, il numero di segnalazioni pubblicate non coincide necessariamente con un incremento della popolazione. Smartphone, videocamere e social network permettono oggi di documentare praticamente in tempo reale incontri che in passato sarebbero probabilmente rimasti conosciuti soltanto dai pescatori e da poche altre persone. Per questo motivo un aumento delle segnalazioni non può essere considerato, da solo, una prova di una crescita del numero di mako presenti nel Mediterraneo. La situazione dello squalo mako resta particolarmente delicata. La specie è infatti sottoposta a una forte pressione legata soprattutto alle attività di pesca, comprese le catture accidentali. Gli episodi come quello avvenuto davanti a Livorno ricordano quanto sia importante limitare il più possibile le conseguenze del bycatch e proteggere questi grandi predatori, parte preziosa e vulnerabile degli ecosistemi marini del Mediterraneo.
