L’omicidio di Sharon Verzeni: le bugie di Moussa Sangare e la lotta contro la violenza sulle donne

L’omicidio di Sharon Verzeni e le bugie di Moussa Sangare. L’inchiesta e la mobilitazione per la violenza sulle donne.

L’omicidio di Sharon Verzeni: le bugie di Moussa Sangare e la lotta contro la violenza sulle donne
L’omicidio di Sharon Verzeni: le bugie di Moussa Sangare e la lotta contro la violenza…

L’omicidio di Sharon Verzeni, uccisa da Moussa Sangare con quattro coltellate, ha scatenato una serie di bugie che hanno tentato di occultare la verità. Il 30 agosto, Moussa Sangare ha confessato di essere l’assassino, ma prima aveva costruito un castello di menzogne per evitare le indagini. Il giudice delle indagini preliminari del tribunale di Bergamo, Raffaella Mascarino, ha annotato nell’ordinanza di custodia che “tutta una serie di circostanze rivelatesi palesemente false”. Sangare, che abita a Suisio, negava di essersi recato a Terno d’Isola negli ultimi mesi e dichiarava di aver tagliato i capelli due o tre mesi prima, ma le immagini delle telecamere lo hanno reso visibilmente presente nella zona dove Sharon è stata uccisa.

Le bugie di Moussa Sangare

Il 29 luglio, alle 0.50 e 46 secondi, Sangare è stato ripreso in sella a una bicicletta mentre percorreva contromano via Castegnate a Terno d’Isola. Questa prova ha reso impossibile per lui negare la sua presenza nella zona. Dopo essere stato messo di fronte all’evidenza, Sangare ha indicato un “fantomatico soggetto”, un “amico” che avrebbe discusso con Sharon e l’avrebbe uccisa. Tuttavia, le indagini hanno accertato che Sharon era sola nella passeggiata notturna. Le immagini e le dichiarazioni degli inquirenti hanno svelato una serie di menzogne che cercavano di depistare le indagini.

Le bugie di Sangare hanno cercato di spostare la colpa su un “amico” di Sharon, ma le prove hanno dimostrato che la vittima era sola. Le immagini delle telecamere e le dichiarazioni dei testimoni hanno reso chiaro che Sangare era presente nella zona e aveva avuto la possibilità di agire. La sua versione iniziale, che cercava di giustificare l’omicidio, è stata smentita da ogni elemento di prova.

Un omicidio senza movente

L’omicidio di Sharon Verzeni è stato descritto come assurdo per l’assenza di movente. Sangare, un “soggetto spesso in preda alla noia”, ha ucciso la vittima per strada, mosso da un’“energia” e un’“onda” che lo hanno spinto a colpire a caso. Dopo l’assassinio, ha provato un “assaggio di sentimenti” che lo ha fatto sentire “eccitato”, come se si fosse “tolto un peso”. Questi elementi hanno reso l’omicidio un caso di violenza estrema, senza alcun motivo apparente.

La violenza di Sangare ha colpito una donna in un momento in cui non aveva alcun difesa. Le indagini hanno rivelato aspetti violenti della vita di Sangare, che ha tentato di depistare le indagini raccontando bugie su un “amico” di Sharon. La sua versione, però, è stata smentita da ogni elemento di prova, e l’omicidio è stato definito come un femminicidio.

Le indagini hanno anche portato alla convalida del fermo di Sangare, un documento in cui ogni aspetto della vicenda è stato analizzato punto per punto. L’omicidio premeditato aggravato da futili motivi ha suscitato riflessioni su come la violenza possa essere alimentata da condizioni psicologiche complesse. La famiglia di Sharon e il fidanzato Sergio Ruocco hanno partecipato a un presidio in largo Rezzara, dove sono state allestite sagome fucsia a forma di donna, ognuna rappresenta un mese dell’anno e porta il nome delle vittime di femminicidio. Le sagome sono ormai 9 e i nomi delle donne uccise dall’inizio dell’anno sono 67.

Nel 2024, più di 830 chiamate hanno raggiunto i Centri antiviolenza di Bergamo e provincia, 77 solo nel mese di agosto. La mobilitazione per la violenza sulle donne continua con appuntamenti mensili, dove si cerca di far sentire alle donne, soprattutto a quelle che vivono situazioni di violenza, che non sono sole. La piazza antirazzista di oggi è anche una protesta contro la strumentalizzazione della tragedia di Sharon in chiave razzista, un’altra violenza contro la vittima.