Il “Sogno di Carzano” e la memoria di un’epoca lacerata
A 109 anni dal piano audace di Carzano, il ricordo di un’epoca di conflitti e fratellanza.
Il 20 settembre 2026, a Carzano, nella Valsugana, si è svolta la 24ª edizione della commemorazione del “Sogno di Carzano”, un episodio unico della Prima guerra mondiale che ha visto l’impegno di un italiano e un sloveno per sfondare le linee nemiche. L’evento, che ha visto la partecipazione di sindaci, rappresentanti di diversi Paesi e cittadini, ha ricordato i caduti italiani e austro-ungarici, trasformando un luogo di battaglia in un simbolo di incontro e riconciliazione. La cerimonia, che ha concluso due giorni di commemorazioni, ha messo in luce l’importanza della pace e della memoria condivisa.
Un piano audace e un’epoca di conflitti
Il “Sogno di Carzano” è nato nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1917, quando un piano audace fu ideato da Cesare Pettorelli Lalatta, maggiore del Servizio informazioni italiano, e Ljudevit Pivko, tenente sloveno dell’esercito austro-ungarico. L’obiettivo era aprire un varco alle truppe italiane attraverso le linee austro-ungariche, permettendo un’ avanzata lungo la valle. Il piano prevedeva la neutralizzazione di difese, la disattivazione di reticolati elettrificati e la somministrazione di oppio ai soldati austro-ungarici durante il rancio serale. La collaborazione tra i due uomini, nonostante le nazionalità diverse, fu un esempio di unione in un’Europa lacerata.
La missione era audace, ma le circostanze non furono favorevoli. Sebbene l’operazione sembrasse riuscita all’inizio, ritardi e problemi organizzativi impedirono alle truppe italiane di sfruttare la sorpresa. Il 72° Battaglione Bersaglieri, spinto fino a Carzano, rimase isolato e fu investito dalla reazione austro-ungarica, pagando un prezzo altissimo. Quello che avrebbe potuto essere uno sfondamento decisivo divenne il “Sogno di Carzano”, un episodio poco conosciuto del conflitto.
Un luogo di incontro e riconciliazione
La commemorazione, che ha visto la partecipazione del presidente del Consiglio provinciale di Trento Claudio Soini, ha richiamato l’importanza della pace e della memoria condivisa. Soini ha sottolineato come i conflitti lascino cicatrici che attraversano le generazioni e come luoghi come Carzano siano un invito a custodire la pace. Il ricordo di un’epoca lacerata è ancora vivo e rappresenta un invito a custodire la pace. La cerimonia ha incluso la deposizione di corone, la Santa Messa e la sfilata accompagnata dalla Fanfara Bersaglieri. Il programma ha previsto anche visite ai luoghi della battaglia e al Museo della Grande Guerra di Borgo Valsugana, nonché la settima edizione del convegno “I giorni di Carzano”, dedicato a Pierluigi Briganti e incentrato sul ruolo dei cecoslovacchi nella vicenda. La stessa lapide del paese ricorda bersaglieri, fanti e soldati austro-ungarici “affratellati nel supremo sacrificio”.
Il “Sogno di Carzano” rappresenta un simbolo di fratellanza e di memoria condivisa. A 109 anni dal momento in cui l’episodio ha segnato la storia della Valsugana, il ricordo di un’epoca lacerata è ancora vivo e rappresenta un invito a custodire la pace. Il luogo, che un tempo fu teatro di conflitti, oggi è un luogo di incontro e riconciliazione, un esempio di come la memoria possa unire popoli diversi.
