Moussa Sangare e la perizia psichiatrica: perché ha detto «sono innocente» e il Gip lo ha considerato lucido
Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, ha dichiarato di essere innocente e chiesto una perizia psichiatrica. Il Gip lo ha considerato lucido al momento del delitto.

Moussa Sangare, accusato dell’omicidio di Sharon Verzeni, ha dichiarato in tribunale di essere innocente e ha chiesto una perizia psichiatrica. Il Gip di Bergamo, Raffaella Mascarino, ha già stabilito che lo stato mentale dell’uomo era pienamente integro al momento del delitto. L’omicidio, avvenuto la notte tra il 29 e il 30 luglio 2024 a Terno d’Isola, ha suscitato scalpore e preoccupazione nella comunità locale. La vittima, una barista di 33 anni, è stata uccisa con coltellate al torace e alla schiena. Il suo fidanzato, Sergio Ruocco, ha fornito un alibi solido, confermato anche dal sistema di videosorveglianza.
Le dichiarazioni e la richiesta di perizia
Durante l’interrogatorio in carcere, Sangare ha confessato di non aver gettato il coltello nel fiume, ma di averlo conservato come ricordo. Le sue parole, «volevo solo dire che sono innocente», hanno suscitato reazioni tra i parenti di Sharon Verzeni e il suo fidanzato. Il legale dell’uomo, Giacomo Maj, ha richiesto una perizia psichiatrica per valutare la sua capacità di intendere e di volere al momento del fatto. Tuttavia, il pm Emanuele Marchisio ha opposto resistenza, sottolineando che Sangare ha agito con «intelligenza» dopo il delitto, come dimostrato dal suo comportamento di fuga e modifiche alla bicicletta.
La lucidità dimostrata durante l’omicidio
Il Gip Raffaella Mascarino ha già espresso un parere chiaro: lo stato mentale di Sangare era pienamente integro al momento del delitto. Nella sua motivazione, ha sottolineato che la lucidità mostrata nell’adottare accorgimenti prima e dopo l’omicidio conferma un atteggiamento coerente. «Se pure le motivazioni addotte dall’indagato in ordine alla spinta che ha portato a commettere il fatto di sangue può destare qualche perplessità in ordine al suo stato mentale, nel momento di compiere l’omicidio però la lucidità mostrata nell’adottare tutta una serie di accorgimenti evidenzia uno stato mentale pienamente integro», ha scritto il Gip.
Le prove e la versione del killer
Nonostante le dichiarazioni di innocenza e la richiesta di perizia psichiatrica, le prove raccolte durante le indagini non lasciano dubbi sulla colpevolezza di Sangare. L’uomo ha raccontato di aver seguito Sharon, bloccarla e colpirla al cuore, poi fuggire in bicicletta. La sua versione è stata confermata da testimoni e da elementi materiali, come la videosorveglianza. Il legale del killer ha però sottolineato «atteggiamenti distaccati dalla realtà» nel comportamento di Sangare, ma il pm ha respinto la richiesta, considerandola una «forzatura logica».
La comunità in attesa del verdetto
La comunità di Terno d’Isola, ancora scossa dal dramma, attende con ansia il verdetto del processo. Mentre i familiari di Sharon Verzeni cercano giustizia, il caso rimane un esempio di come le dichiarazioni di innocenza non sempre corrispondano ai fatti, e come la giustizia deve valutare ogni elemento con attenzione e obiettività.
