Cassazione conferma prescrizione per tre poliziotti accusati di depistaggio indagini via D’Amelio
Cassazione conferma prescrizione per tre poliziotti accusati di depistaggio indagini via D’Amelio
La Cassazione ha confermato la prescrizione per tre poliziotti accusati di aver contribuito al depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio. Mario Bo, Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, tutti in pensione, sono stati dichiarati prescritti per il reato di calunnia in concorso. I ricorsi presentati dalla procura generale e dalle difese sono stati respinti, chiudendo un processo che ha seguito le prime indagini sull’attentato in cui furono uccisi Paolo Borsellino e cinque agenti della sua scorta. L’episodio, che risale a oltre trent’anni fa, rappresenta un momento cruciale nella storia della magistratura e nella lotta alla mafia.
La falsa pista investigativa
Secondo l’accusa, i tre poliziotti avrebbero contribuito a costruire una falsa pista investigativa, inducendo falsi pentiti a mentire per depistare le indagini sulla strage di via D’Amelio. L’azione, detta “a tavolino”, avrebbe ostacolato l’indagine e favorito l’organizzazione mafiosa. I tre facevano parte del gruppo investigativo sulle stragi del 1992 guidato da Arnaldo La Barbera, morto nel 2002. La loro attività, se confermata, avrebbe avuto conseguenze gravi per l’indagine e per la giustizia. La procura generale aveva chiesto l’aggravante di aver favorito Cosa nostra, con condanne fino a undici anni e dieci mesi. Tuttavia, l’aggravante era già stata esclusa dalla Corte d’Appello di Caltanissetta, portando alla prescrizione del reato. La Cassazione ha respinto i ricorsi, lasciando ferma la sentenza d’Appello del 2024.
La sentenza di Appello e la prescrizione
Nel giugno 2024, i giudici avevano confermato la sentenza di primo grado nei confronti di Mario Bo e Fabrizio Mattei, mentre per Michele Ribaudo era stata dichiarata prescritta la calunnia, nonostante in primo grado fosse stato assolto. La decisione ha segnato la conclusione di un processo che ha seguito le prime indagini sull’attentato, un evento che ha cambiato il corso della lotta alla mafia in Italia.
La strage di via D’Amelio, avvenuta il 20 luglio 1992, rappresenta uno dei momenti più drammatici della storia della magistratura italiana. L’indagine sul caso ha visto il coinvolgimento di diversi funzionari e investigatori, alcuni dei quali sono stati accusati di aver contribuito a depistare le indagini. La prescrizione confermata oggi segna la conclusione di un processo che ha seguito le prime indagini sull’attentato, un evento che ha cambiato il corso della lotta alla mafia in Italia.
La decisione della Cassazione chiude un caso che ha segnato un momento cruciale nella storia della magistratura e nella lotta alla mafia. I tre poliziotti, difesi dagli avvocati Giuseppe Seminara e Giuseppe Panepinto, hanno cercato di contestare la sentenza, ma i giudici hanno ritenuto non sussistente l’aggravante richiesta. La prescrizione confermata oggi rappresenta un ulteriore passo nella conclusione di un processo che ha seguito le prime indagini sull’attentato, un evento che ha cambiato il corso della lotta alla mafia in Italia.
