Pamela Mastropietro, nuova udienza dopo ricorso di Oseghale. La mamma: “Un’altra pugnalata”

Nuova udienza in Cassazione per Pamela Mastropietro, la ragazza uccisa nel 2018. La famiglia chiede giustizia e denuncia ritardi.

Pamela Mastropietro, nuova udienza dopo ricorso di Oseghale. La mamma:
Pamela Mastropietro, nuova udienza dopo ricorso di Oseghale. La mamma: “Un’altra…

La famiglia di Pamela Mastropietro, la ragazza romana uccisa nel gennaio 2018 a Macerata, ha partecipato oggi a una nuova udienza in Cassazione, dopo il ricorso presentato dall’ex imputato Innocent Oseghale. La madre di Pamela, insieme a parenti di altre vittime, ha espresso profondo dolore e indignazione, definendo l’evento un’altra “pugnalata” per la famiglia. La donna ha sottolineato come le udienze giudiziarie siano una sofferenza continua, non solo per la vittima ma anche per chi la sostiene. La sentenza, attesa da anni, è diventata un simbolo di lotta per la giustizia e la verità.

Un caso unico e drammatico

Il caso di Pamela Mastropietro è considerato unico per la gravità del delitto e per la complessità delle indagini. La ragazza, 18 anni, fu brutalmente stuprata, uccisa e il suo corpo ridotto in pezzi, con modalità di esecuzione definite unicum nella storia della criminologia mondiale. La famiglia ha sempre sostenuto che ci siano altre prove e Dna non ancora considerati, ma nessuno ha voluto aprire nuove indagini. L’avvocato Marco Valerio Verni, legale della famiglia e zio di Pamela, ha descritto la vicenda come una catena di episodi sfortunati, che hanno portato la ragazza a incontrare il suo carnefice. La famiglia ha chiesto giustizia con dignità e fermezza, ma la strada è stata lunga e tortuosa.

La solidarietà di famiglie e associazioni

La madre di Pamela ha trovato sostegno in altre famiglie di vittime, tra cui quella di Emanuela, la cittadina vaticana scomparsa nel 1983. Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, ha espresso solidarietà e ha sottolineato come le indagini siano spesso archiviate troppo facilmente. “Siamo diventati tutti un’unica famiglia”, ha detto Orlandi, che da oltre 40 anni si batte per la verità. Anche Francesco Porrello, presidente dell’Associazione Yana, ha partecipato alla manifestazione, mostrando vicinanza alla famiglia di Pamela. L’associazione, nata dopo l’omicidio di Yana Malayko, ha promesso di stare al fianco della famiglia nella sua battaglia.

La madre di Pamela ha espresso indignazione per il fatto che Oseghale, un immigrato nigeriano che vive illegalmente in Italia e ha un provvedimento di espulsione, possa permettersi due avvocati di fiducia e quattro consulenti per arrivare a una terza Cassazione. “Come è possibile?” ha chiesto la donna, sottolineando l’ingiustizia del sistema. La famiglia spera che Oseghale faccia i nomi dei complici che lo hanno aiutato, ma ritiene che ci voglia un miracolo. La madre ha anche ricordato che da sette anni si chiede chi siano altri Dna e prove non considerati.

Striscioni e appelli per la giustizia

Nella notte, in tutta Italia, sono stati affissi striscioni con la scritta “Giustizia per Pamela” per tenere alta l’attenzione sull’attesa sentenza. CasaPound ha ribadito la sua vicinanza alla famiglia e ha auspicato che la sentenza possa garantire verità e piena giustizia. La famiglia di Pamela, pur avendo fiducia nella giustizia, ha espresso amarezza per alcuni provvedimenti che hanno lasciato un po’ di amarezza. L’avvocato Verni ha concluso dicendo che il dolore può trasformarsi in energia, e la famiglia tornerà a esaminare i punti dubbiosi con rinnovata determinazione.