Cassazione conferma condanne per Ciontoli, genitori: «Giustizia fatta»

Cassazione conferma condanne per Ciontoli, genitori esultano per giustizia fatta.

Cassazione conferma condanne per Ciontoli, genitori: «Giustizia fatta»
Cassazione conferma condanne per Ciontoli, genitori: «Giustizia fatta»

La sentenza definitiva arriva dopo anni di battaglia

La Cassazione ha confermato le condanne per Antonio Ciontoli, Maria Pezzillo e i loro figli Martina e Federico per l’omicidio di Marco Vannini. Dopo anni di dibattimenti e diversi gradi di giudizio, la sentenza è finalmente definitiva. I genitori di Marco, che hanno seguito con speranza ogni passo del processo, hanno espresso soddisfazione e gioia. «Gli avevamo promesso un mazzo di fiori se fosse stata fatta giustizia e domani è la prima cosa farò», ha detto il padre. La madre ha aggiunto: «Ci abbiamo creduto fino alla fine. Ora giustizia è fatta». La decisione ha trovato riscontro anche tra i familiari e gli amici di Marco, che hanno accolto la notizia con un urlo di gioia e hanno circondato la madre, Marina, sommersa dall’affetto.

La sentenza è immediatamente esecutiva e i Ciontoli dovranno scontare le condanne in carcere.

La difesa contesta la sentenza

Per la difesa dei Ciontoli, la sentenza è «errata». Martina e Federico erano presenti all’udienza, che si è tenuta in mattinata nell’aula Giallombardo, una delle più grandi del Palazzaccio, ma destinata solo alle parti e ai familiari stretti. Fuori, nella piazza, si sono sviluppate due manifestazioni contrapposte: una a sostegno di Marco, l’altra con uno striscione che recita «Federico è innocente». Dopo circa tre ore di camera di consiglio, il collegio della quinta sezione penale ha respinto i ricorsi e confermato le condanne. Antonio Ciontoli riceverà 14 anni di carcere per omicidio con dolo eventuale. Per Maria Pezzillo e i figli, l’unica modifica riguarda la specificazione del reato, che è passato da «concorso anomalo» a «concorso semplice attenuato dal minimo ruolo e apporto causale». Tuttavia, le pene restano le stesse: 9 anni e 4 mesi per Maria e i figli.

La sentenza non modifica i termini delle pene, che restano quelle inflitte nell’appello bis.

La morte di Marco e la responsabilità dei Ciontoli

Marco Vannini era a casa della sua ragazza, Martina, a Ladispoli, il 17 maggio 2015, quando fu colpito da un proiettile sparato da Antonio Ciontoli. La morte del 21enne di Cerveteri è avvenuta dopo una catena di ritardi e omissioni che hanno causato la sua morte per emorragia. Ciontoli, probabilmente per preservare la sua carriera militare, ha raccontato di un attacco d’ansia e di una ferita con un pettine a punta. Invece, Marco era in agonia perché il proiettile aveva colpito il cuore. I giudici hanno stabilito che l’imprudenza e il ritardo nell’attivazione dei soccorsi hanno contribuito alla sua morte.

La sentenza d’appello bis, del 30 settembre dello scorso anno, aveva aggravato le posizioni di tutti i quattro imputati, dopo il rinvio della Cassazione nel febbraio 2020. In quell’occasione, gli ermellini avevano indicato una decina di indizi di colpevolezza sufficienti a contestare l’omicidio volontario. La morte di Marco è avvenuta dopo il colpo di pistola «ascrivibile soltanto ad Antonio Ciontoli», che «rimase inerte ostacolando i soccorsi». I giudici hanno ritenuto che la mancanza di soccorsi tempestivi abbia certamente contribuito all’effetto infausto.

La procura generale ha sottolineato che non esiste una ricostruzione alternativa.

La sentenza è immediatamente esecutiva, e i Ciontoli dovranno scontare le condanne in carcere. La famiglia di Marco, dopo anni di attesa, ha finalmente visto la giustizia fatta.