Caso Cucchi: due condanne per falso e depistaggi, un carabiniere assolto
Due condanne per falso e depistaggi nel processo Cucchi ter, un carabiniere assolto dopo 15 anni di inchiesta.

Il processo Cucchi ter ha visto l’emissione di una sentenza che ha condannato due carabinieri per falso e depistaggi, mentre un terzo è stato assolto. L’udienza odierna al tribunale di Roma ha visto il giudice monocratico emettere un verdetto che chiude un capitolo di un’inchiesta durata 15 anni. La morte di Stefano Cucchi, avvenuta nell’ottobre del 2009 dopo il suo arresto, ha scatenato una serie di procedimenti che hanno portato a accuse di occultamento di documenti e falsità in atti. La sorella di Stefano, Ilaria Cucchi, senatrice di Sinistra Italiana, ha commentato la sentenza sui social, sottolineando l’importanza della verità e del coraggio di chi la cerca.
Due condanne per falso e depistaggi
Il maresciallo dei carabinieri Giuseppe Perri è stato condannato a 3 anni e 6 mesi di reclusione, mentre il capitano Fortunato Prospero dovrà scontare 4 anni. Entrambi sono stati accusati di aver tentato di ostacolare la ricostruzione della verità durante le indagini. Secondo l’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Giovanni Musarò, i tre imputati avrebbero agito per coprire il maggiore Luca De Cianni, noto per aver accusato Riccardo Casamassima, il carabiniere che contribuì alla riapertura dell’inchiesta. Il giudice ha ritenuto che i due carabinieri abbiano ostacolato la ricerca della verità.
Un carabiniere assolto per mancanza di prove
Maurizio Bertolino, maresciallo presso la stazione di Tor Sapienza, era accusato di aver cercato di sminuire il ruolo del luogotenente Massimiliano Colombo Labriola, il quale aveva consegnato agli inquirenti una copia integrale dell’archivio documentale della vicenda. Bertolino avrebbe affermato falsamente di non essere mai stato a conoscenza della presenza di quei documenti nell’ufficio dei carabinieri, nonostante risultassero custoditi almeno fino al 2019. Il giudice, però, non ha ritenuto sufficienti gli elementi per condannarlo, evidenziando la mancanza di prove concrete.
La sentenza ha trovato il sostegno di Ilaria Cucchi, che ha espresso gratitudine per il lavoro del pubblico ministero Giovanni Musarò. La sorella di Stefano ha sottolineato l’importanza di chi si assume la responsabilità di cercare la verità, anche quando questa è dolorosa. La giustizia non cammina da sola, ma ha bisogno di chi la sostiene.
Il pm Musarò, nel suo intervento in aula, aveva sottolineato come nel caso Cucchi si fosse assistito a un’attività ossessiva di depistaggio che si è protratta per 15 anni. “Dall’ottobre del 2009 e fino all’ottobre del 2018, questa attività illecita è proseguita in maniera inaudita fino al 2021”, ha dichiarato, sperando che questa sia l’ultima puntata di una saga durata tanto tempo.
La sentenza ha chiuso un capitolo di un’inchiesta che ha visto la lotta per la verità, con due condanne e un assolto. La famiglia di Stefano Cucchi continua a sperare che la verità emerga completamente, anche se la strada è ancora lunga. La ricerca della verità è implacabile, anche se non è mai finita.
