Meredith Kercher, dal delitto di Perugia ai processi: le tappe di un caso giudiziario internazionale
La Corte d’assise d’appello di Firenze conferma la condanna di Amanda Knox per calunnia, dopo un lungo iter giudiziario che ha visto il caso Kercher diventare un simbolo internazionale.

Meredith Kercher, studentessa britannica, è stata trovata morta nel suo appartamento a Perugia il 1 novembre 2007. Da quel momento, il caso ha segnato un lungo e complesso iter giudiziario, coinvolgendo diverse figure e processi, tra cui Amanda Knox, Raffaele Sollecito e Patrick Lumumba. La Corte d’assise d’appello di Firenze ha confermato, il 5 giugno 2024, la condanna di Amanda Knox a tre anni per calunnia nei confronti di Patrick Lumumba, un’accusa già scontata. L’iter giudiziario, che ha visto il caso diventare un simbolo internazionale, ha visto numerose condanne e assoluzioni, con un’attenzione particolare alle prove e alla correttezza delle procedure.
Le tappe del processo e le condanne
Il 1 novembre 2007, il corpo senza vita di Meredith Kercher è stato ritrovato nel suo appartamento a Perugia, condiviso con altre studentesse. Gli investigatori hanno stabilito che la ragazza è stata uccisa la notte precedente. La studentessa statunitense Amanda Knox, coinquilina, è stata arrestata insieme al fidanzato Raffaele Sollecito e al congolese Patrick Lumumba, padrone di un bar dove Knox lavorava saltuariamente. Lumumba, accusato da Amanda di essere l’assassino, è stato rilasciato per mancanza di prove. L’ivoriano Rudy Guedè, estradato dalla Germania, è stato condannato a 30 anni di carcere per omicidio e violenza sessuale.
La Corte di Cassazione ha annullato la condanna per calunnia nei confronti di Lumumba, ma ha disposto un nuovo processo. Il 13 novembre 2023, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Amanda Knox, annullando la condanna per calunnia nei confronti di Lumumba. I legali di Knox hanno ottenuto l’annullamento del verdetto sulla base dell’articolo 628 bis del Codice di procedura penale, introdotto con la riforma Cartabia.
Le condanne e le assoluzioni
Il 16 gennaio 2009, si è aperto a Perugia il processo di primo grado contro Knox e Sollecito. La corte ha riconosciuto entrambi colpevoli di omicidio e violenza sessuale, condannandoli rispettivamente a 26 e 25 anni di carcere. La corte di appello ha confermato la condanna di Guedè, riducendo la pena a 16 anni. Il 24 novembre 2010, è iniziato il processo di appello, che ha visto la Corte di Cassazione confermare la condanna di Guedè. Nel 2011, un’indagine forense ha trovato inaffidabili molte delle prove del DNA che inchiodavano Knox e Sollecito, portando alla loro assoluzione per “mancanza di prove di colpevolezza”.
La Cassazione ha ribaltato la situazione, cancellando le assoluzioni e riaprendo il processo a Firenze. Nel 2014, la Corte d’Assise d’Appello ha confermato la colpevolezza di Knox e Sollecito, condannando la prima a 28 anni e la seconda a 25 anni. Nel 2015, la Cassazione ha assolto entrambi, ma ha confermato la condanna per calunnia nei confronti di Lumumba. Nel 2021, Guedè è uscito dal carcere dopo aver scontato 14 anni.
Il caso Kercher rimane un esempio di come le prove e le procedure giudiziarie possano influenzare profondamente il destino di chi è coinvolto in un processo. La lunga storia del caso ha visto condanne, assoluzioni e nuove condanne, con un’attenzione costante alle prove e alla correttezza delle procedure. La Corte d’assise d’appello di Firenze ha confermato la condanna di Amanda Knox, ma ha anche riconosciuto l’importanza di un processo giusto e trasparente.
