Marco Vannini, 10 anni dopo: lo sparo, le bugie al 118 e la verità mai detta

Marco Vannini, 10 anni dopo la sua morte, il caso che ha scosso l’Italia. Bugie al 118, ritardi e verità mai rivelate.

Dieci anni dopo la morte di Marco Vannini, la verità sull’omicidio che lo ha portato alla fine non è ancora completamente chiarita. Il 18 maggio 2015, alle 3 del mattino, Marco, 20 anni, è morto su un elicottero che tentava di portarlo al Policlinico Gemelli di Roma. La notte prima, nella villetta di Via Alcide De Gasperi a Ladispoli, dove viveva la fidanzata Martina Ciontoli, si era verificato un episodio drammatico che ha scosso l’opinione pubblica e ha portato a un processo lungo e complesso. I genitori di Marco, Valerio Vannini e Manina Conte, non hanno mai smesso di cercare la verità, ma la loro ricerca è rimasta senza risposta.

Le bugie al 118 e il ritardo dei soccorsi

La notte del 17 maggio 2015, la famiglia Ciontoli, composta da Antonio Ciontoli, padre di Martina, la moglie Maria Pezzillo, il figlio Federico e Viola Giorgini, ha cercato di nascondere la gravità dell’incidente. Alle 23.41, un primo tentativo di chiamata al 118 fu annullato da Maria Pezzillo, che dichiarò che il ragazzo si era ripreso. Dopo 24 minuti, Antonio Ciontoli richiamò i soccorsi, ma questa volta con una versione diversa: il ragazzo si era ferito con un pettine a punta. Solo all’una del mattino, i carabinieri vennero a conoscenza dell’accaduto. L’ambulanza arrivò in casa, soccorse Marco e partì in codice giallo, ma solo allora Antonio Ciontoli spiegò al medico che il ragazzo era stato ferito con una pistola, chiedendo di non rivelare la verità per non rischiare il lavoro.

La famiglia Ciontoli scelse di non agire per evitare le conseguenze del loro gesto. Con questa scelta, hanno contribuito a un ritardo di oltre tre ore nella cura di Marco, che ha aggravato la sua condizione. La verità, però, non è mai emersa completamente.

Le condanne e la sentenza definitiva

Secondo la ricostruzione processuale, Antonio Ciontoli, ex maresciallo dei Carabinieri, esplose accidentalmente il colpo di pistola, ma non chiamò immediatamente i soccorsi. La famiglia cercò di nascondere la gravità dell’evento, causando un ritardo nella cura di Marco. Nel 2019, Antonio fu condannato a 14 anni di reclusione per omicidio volontario, ma la condanna fu ridotta in appello a omicidio colposo con 5 anni. La sentenza suscitò indignazione, portando a nuovi ricorsi. Nel 2021, la Cassazione annullò la sentenza di appello e confermò la condanna a 14 anni per Antonio, accusato di omicidio volontario con dolo eventuale.

Le condanne definitive furono confermate per Martina Ciontoli, Federico e Maria Pezzillo. La famiglia Ciontoli, invece di cercare di evitare le conseguenze, scelse di non agire per non pagare le conseguenze del loro gesto. Martina Ciontoli, in carcere, ha ricevuto un premio per la sua buona condotta, ma i genitori di Marco non credono che lei abbia mai pentito la sua azione.

La villa in cui si è verificato l’omicidio è stata messa all’asta nel mese di ottobre. Sul sito immobilare.it, l’annuncio descrive la casa come un villino su tre piani, con giardino, salone, tre camere e un bagno in cui Marco è stato colpito dallo sparo. L’abitazione, situata in Via Alcide De Gasperi a Ladispoli, ha un prezzo di base di 157.500 euro. Presenti anche le foto della casa, tra cui il bagno in cui è avvenuto l’episodio. Proprio davanti la casa si può vedere la targa che il Comune di Ladispoli ha deciso di fissare in memoria di Marco, con scritto: «Chi diceva di amarti ti ha lasciato morire, ma nessuno farà mai morire il nostro amore per te, mamma e papà».

Secondo quanto riportato dall’agenzia La Presse, il ricavato andrà alla famiglia Vannini come forma di risarcimento. I genitori di Marco, Valerio Vannini e Manina Conte, non hanno mai smesso di cercare la verità. «Non sapremo mai cosa è successo veramente», hanno detto i genitori. «Non sapremo mai la verità», hanno confidato a Fanpage Valerio Vannini e Manina Conte. «I ragazzi che erano in casa quella sera continueranno a ribadire che la colpa è solo del papà, che loro erano giovani e si sono fidati di lui».