Cassazione assolve colonnello Sabatino per depistaggi su Stefano Cucchi

Cassazione assolve colonnello Sabatino per depistaggi su Stefano Cucchi, dopo 16 anni di battaglie. Il caso chiude con condanne confermate e assoluzioni definitive.

La Cassazione ha assolto definitivamente il colonnello dei carabinieri Lorenzo Sabatino per i presunti depistaggi legati alla morte di Stefano Cucchi, chiudendo un lungo processo che ha visto la famiglia del giovane morto impegnata per 16 anni. La decisione, resa nota il 2 marzo 2026, ha accolto il ricorso presentato dalla difesa del militare, condividendo la posizione della procura generale che aveva chiesto l’annullamento senza rinvio della condanna in appello. La Corte d’Appello aveva ritenuto la sentenza incoerente e contraddittoria, un giudizio che i giudici della Suprema Corte hanno confermato.

La decisione della Cassazione

Secondo il procuratore generale, la sentenza di secondo grado presentava criticità nelle motivazioni e passaggi giudicati incoerenti. La Corte di Cassazione ha quindi ritenuto fondata la valutazione di incoerenza e contraddittorietà, arrivando all’assoluzione definitiva del colonnello Sabatino. La decisione ha però diverso impatto sui coimputati: i ricorsi di Francesco Di Siano e Luca De Cian sono stati respinti, confermando le condanne a dieci mesi e a due anni e mezzo di reclusione. Per altri carabinieri, invece, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, in quanto i reati contestati erano ormai prescritti.

La reazione della famiglia

Ilaria Cucchi, sorella del giovane morto, ha espresso emozione e soddisfazione in un post su Facebook, scrivendo: “Si chiude un capitolo. Dopo 16 anni di battaglie giudiziarie, alcuni dei quali in salita per responsabilità di coloro che, con Stefano ancora da seppellire, stavano già mettendo in piedi i falsi e i depistaggi. Falsi e depistaggi oggi definitivamente riconosciuti dalla Suprema Corte di Cassazione, tra condanne confermate e chi si è salvato grazie alla prescrizione.”

La famiglia ha espresso anche gratitudine verso chi ha contribuito al processo, ringraziando la Procura di Roma, il Pubblico ministero Giovanni Musarò e il Procuratore generale Tomaso Epidendio. Il risultato di oggi è merito della Procura di Roma, della serietà e dell’impegno del Pubblico ministero Giovanni Musarò e del Procuratore generale Tomaso Epidendio. E con loro, vogliamo ringraziare Cittadinanza Attiva, che in tutti questi anni è sempre rimasta al nostro fianco.

La famiglia ha anche ricordato il dolore e la sofferenza subita, sottolineando che “Siamo partiti in quattro e siamo rimasti in due. Per questo oggi il nostro pensiero va a papà Giovanni e mamma Rita, che in quelle aule di tribunale abbiamo visto ammalarsi per poi, di quella sofferenza, morire.”

È la nostra vittoria contro l’arroganza del potere. E la dimostrazione che era giusto crederci, nonostante il prezzo altissimo che le nostre vite hanno dovuto pagare. Ma non siamo mai stati soli.

Ilaria ha concluso con una frase che sintetizza la sua battaglia: “Non siamo mai stati soli. Il risultato di oggi è merito della Procura di Roma, della serietà e dell’impegno del Pubblico ministero Giovanni Musarò e del Procuratore generale Tomaso Epidendio. E con loro, vogliamo ringraziare Cittadinanza Attiva, che in tutti questi anni è sempre rimasta al nostro fianco.”