Cassazione annulla condanna a ex pm Angioni per false dichiarazioni nel caso Denise Pipitone
Cassazione annulla condanna a ex pm Angioni per false dichiarazioni nel caso Denise Pipitone
La Cassazione ha annullato la condanna a Maria Angioni, ex sostituto procuratore della Repubblica di Marsala, per false dichiarazioni nel caso Denise Pipitone. L’ex pm, che aveva indagato sulla scomparsa della bambina, è stata condannata a un anno di carcere per aver fornito informazioni inesatte al pubblico ministero. La decisione è arrivata dopo un ricorso presentato dai suoi difensori, Stefano Giordano e Giovan Battista Lauricella, che hanno sottolineato gravi irregolarità procedurali nel processo precedente.
False dichiarazioni e errori processuali
La Cassazione ha accolto le censure sollevate dagli avvocati di Angioni, evidenziando errori significativi nell’iter giudiziario. Tre dichiarazioni dell’ex pm sono state considerate false e hanno portato all’accusa di diffamazione nei confronti della polizia. La prima riguardava la disattivazione di una telecamera, che Angioni aveva riferito come fosse stata decisa senza il suo consenso. In realtà, la telecamera era stata attivata su richiesta della polizia e disattivata su decisione della Procura, dove Angioni aveva il ruolo di responsabile.
La seconda dichiarazione riguardava l’accusa di fughe di notizie, con la quale Angioni aveva riferito di aver sottratto l’ascolto delle intercettazioni agli agenti del commissariato di Mazara. Le indagini hanno però dimostrato che proprio Angioni aveva restituito l’incarico di ascoltare le intercettazioni alla polizia, un atto considerato poco coerente con l’accusa di diffusione di informazioni riservate.
La terza dichiarazione riguardava un ex dirigente del commissariato di Marsala, Antonio Sfameni, accusato di aver commesso «anomalie» nell’inchiesta. La Cassazione ha smentito questa affermazione, confermando che non vi erano elementi sufficienti a supportare l’accusa.
Processo per diffamazione a Monza
Con l’annullamento della condanna, l’ex pm Maria Angioni dovrà affrontare un nuovo processo per diffamazione nei confronti dell’ispettore di polizia Vincenzo Tumbiolo. L’udienza è fissata al 16 giugno 2026 a Monza, dove i giudici dovranno valutare le accuse di diffamazione avanzate da Angioni nei confronti della polizia. L’intero processo è stato trasferito al tribunale di Monza per competenza territoriale.
La decisione della Cassazione ha riconosciuto le criticità procedurali che avevano segnato il processo iniziale, in cui Angioni era stata accusata di aver infangato l’operato della polizia. Gli avvocati hanno sottolineato che le garanzie difensive non erano state rispettate e che i criteri di valutazione delle prove erano stati applicati in modo improprio.
«La Suprema Corte – hanno commentato i difensori – ha accolto le censure da noi sollevate e ha rimesso in discussione integralmente il processo costruito dalla Procura della Repubblica di Marsala. Questo è un passo importante per garantire la correttezza e l’imparzialità del sistema giudiziario».
Attendiamo con interesse il deposito delle motivazioni complete, che chiariranno in modo puntuale le ragioni giuridiche dell’annullamento della sentenza e faranno piena luce sugli errori che hanno inciso sull’intero iter processuale.
