Mladic, il “macellaio dei Balcani”, è morto in carcere all’Aja

Il generale serbo-bosniaco Ratko Mladic, accusato di genocidio e crimini di guerra, è morto in carcere all’Aja a 84 anni.

Un generale serbo-bosniaco, accusato di crimini di guerra, muore in carcere all'Aja
Un generale serbo-bosniaco, accusato di crimini di guerra, muore in carcere all’Aja

Ratko Mladic, il generale serbo-bosniaco noto come “il macellaio dei Balcani”, è morto in carcere all’Aja a 84 anni. Il processo internazionale lo aveva condannato a vita per genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Mladic, nato nel 1942 a Kalinovik, nell’attuale Republika Srpska, è stato un personaggio chiave nella guerra dei Balcani, con un ruolo centrale nell’uccisione di oltre 8.000 uomini e ragazzi a Srebrenica nel luglio 1995. La sua morte segna la conclusione di un processo che ha durato più di cinque anni e ha visto l’incriminazione di centinaia di testimoni.

Il genocidio di Srebrenica e il ruolo di Mladic

Il genocidio di Srebrenica, commesso nel luglio 1995, è il più grande crimine di guerra in Europa dalla Seconda Guerra Mondiale. Mladic, come comandante delle milizie serbo-bosniache, ha diretto le operazioni che portarono alla distruzione dell’enclave UN protetta. Nonostante fosse stata dichiarata zona sicura, Srebrenica rimase priva di una reale protezione. Il 11 luglio 1995, Mladic entrò a Srebrenica e, in un video, dichiarò che era giunto il momento della “vendetta”. Mentre i civili cercavano rifugio a Potočari, gli uomini venivano trasferiti in strutture come la cosiddetta Casa Bianca, dove furono uccisi in modo sistematico. Il ruolo di Mladic fu centrale nell’uccisione di oltre 8.000 persone a Srebrenica. Dall’impartire ordini e supervisionare le operazioni, alla presenza in luoghi chiave e alla comunicazione diretta con i subordinati e i rappresentanti internazionali, Mladic dimostrò un controllo totale sulle operazioni. La sua apparizione pubblica a Srebrenica e i successivi incontri documentarono ulteriormente la sua responsabilità di comando.

Un piano per un territorio serbo omogeneo

Mladic aveva un piano ambizioso: creare un territorio serbo omogeneo, privo di “isole” di musulmani o croati, che unisse l’area dal confine croato con la Krajina alla madrepatria serba. Questo piano, ispirato al passato genocidio degli ebrei sotto il regime ustascia, fu realizzato attraverso un’azione di pulizia etnica che portò alla distruzione di migliaia di civili. A Srebrenica, circa 8.000 uomini e ragazzi furono uccisi, un crimine numericamente superiore a quelli commessi in altre città come Foča e Višegrad.

La sua morte non chiude la storia, ma la rende ancora più evidente e ineludibile. Mladic, pur essendo un uomo di guerra, fu anche un personaggio tormentato, con un legame profondo con la sua famiglia. Il suicidio della figlia Ana nel 1994 lo colpì profondamente, ma non lo fermò nel suo lavoro di distruzione. La sua figura rimane un punto di riferimento per la memoria e la giustizia, ma anche per le divisioni che ancora oggi segnano i Balcani.

Il processo di primo grado presso il Tribunale penale internazionale iniziò il 16 maggio 2012 e durò cinque anni e sei mesi. Fu ascoltato un numero record di 592 testimoni in 530 giorni di udienza. Mladic fu condannato a vita per 10 dei 11 capi d’imputazione, tra cui genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La sentenza fu confermata in appello nel 2021, quando il Tribunale fu smantellato e divenne il Meccanismo residuo. Mladic, malato da anni e vittima di ictus, morì in carcere all’Aja, dove aveva ricevuto tutte le cure necessarie.