La riforma costituzionale e il rischio di un ritorno al potere autoritario in Cile

Il presidente cileno propone una riforma costituzionale per combattere la criminalità, ma esperti temono un rischio per la democrazia.

Un gruppo di esperti e politici cileni discutono la riforma costituzionale per combattere la criminalità, con preoccupazioni per la democrazia
Un gruppo di esperti e politici cileni discutono la riforma costituzionale per combattere la criminalità, con preoccupazioni per la democrazia

Il presidente cileno José Antonio Kast ha presentato una riforma costituzionale volta a combattere la criminalità organizzata, ma la proposta ha suscitato preoccupazioni tra esperti e politici del Paese. La misura, che permetterebbe al presidente di decretare un periodo di emergenza per otto mesi, mette in discussione i principi democratici e la separazione dei poteri. La discussione, che inizierà a settembre, è al centro di un dibattito acceso, con esperti che la definiscono un rischio per la democrazia cilena.

Un rischio per la democrazia

L’esperto di sicurezza dell’Università di Santiago, Jorge Araya, ha espresso preoccupazioni per le misure proposte, affermando che sono “assolutamente abusive” e contrarie a qualsiasi sistema democratico. Secondo lui, nemmeno durante la protesta sociale del 2019 l’ex presidente Sebastián Piñera dichiarò lo stato di assedio, ma solo lo stato di emergenza, un intervento molto meno invasivo. La riforma, che non richiede consultazione previa del Congresso, permetterebbe al presidente di limitare la libertà di circolazione, di riunione e di associazione, nonché di intercettare le comunicazioni dei cittadini.

La tensione democratica nasce dalla creazione di un potere discrezionale, non soggetto a criteri verificabili da organi diversi da chi lo esercita. L’esperto ha sottolineato che questa caratteristica è presente nelle proposte recenti, e nella facoltà del Governo di designare autonomamente le organizzazioni terroristiche o di criminalità organizzata. Il presidente Kast, però, non si è tirato indietro, affermando che non ha mai abusato di una facoltà per minare il regime democratico.

Un populismo costituzionale

L’avvocato costituzionalista Francisco Zúñiga ha definito la proposta come un caso di “populismo costituzionale”, un tentativo di presentare una soluzione “magica” al problema della sicurezza. Secondo lui, la riforma rischia di minare il sistema democratico repubblicano e la tutela dei diritti. L’esperto Diego Pardo, docente dell’Università Adolfo Ibáñez, ha sottolineato che la riforma mette sotto tensione il principio democratico, concentrandone il potere nell’Esecutivo senza adeguati contrappesi parlamentari. La riforma della sicurezza, la cui discussione inizierà all’inizio di settembre, è oggetto di un confronto acceso da parte del Governo cileno. Tuttavia, il presidente Kast ha presentato otto modifiche alla Costituzione, all’interno della cosiddetta Agenda contro la Criminalità Organizzata e il Terrorismo (ACOT). L’incremento della criminalità in Cile, con il 96% della popolazione che la considera un “pericolo diretto per la sicurezza nazionale”, ha reso la proposta una priorità per il governo.

La discussione della riforma, che inizierà a settembre, è in corso anche all’interno del governo, con confronti tra parlamentari di destra e membri del partito di governo. Nonostante le preoccupazioni, il presidente non si è tirato indietro, sottolineando l’urgenza di combattere la criminalità organizzata e il terrorismo. La riforma, tuttavia, rimane un tema di forte dibattito, con esperti che temono un ritorno a pratiche autoritarie simili a quelle della dittatura del generale Pinochet. La riforma, che non richiede consultazione previa del Congresso, permetterebbe al presidente di limitare la libertà di circolazione, di riunione e di associazione, nonché di intercettare le comunicazioni dei cittadini. La discussione, che inizierà a settembre, è al centro di un dibattito acceso, con esperti che la definiscono un rischio per la democrazia cilena.