Tania Terrin racconta la violenza di Dino Keber: «Mi ha quasi uccisa e cerca di darmi la colpa»

Tania Terrin racconta la violenza subita da Dino Keber, che ha quasi ucciso e cerca di scaricare la colpa su di lei.

Donna che racconta la violenza subita da un ex fidanzato, con sottinteso pericolo per la sua sicurezza
Donna che racconta la violenza subita da un ex fidanzato, con sottinteso pericolo per la sua sicurezza

La storia di Tania Terrin, una donna che ha vissuto una relazione violenta con Dino Keber, si svela attraverso messaggi scambiati con un’altra ex compagna dell’uomo, Gaia. Tania ha rivelato come Dino, noto per la sua violenza, l’abbia quasi uccisa e cercato di scaricare la colpa su di lei. La relazione, che si è conclusa due anni fa, ha visto Tania sottoposta a minacce, pestaggi e perseguitazione, con Dino che si giustificava con la sua malattia. La donna ha raccontato come, solo dopo la morte di Dino, si senta finalmente libera di uscire di casa, nonostante la sua vita fosse in pericolo per anni.

Violenza e manipolazione: la storia di Tania

Tania ha spiegato come Dino, che aveva convissuto con un’altra donna per sei anni, abbia iniziato a mostrare segni di violenza già nei primi mesi della loro relazione. Inizialmente, i picchi e le minacce erano episodici, ma nel tempo si sono fatti sempre più frequenti. «Lui ogni volta usava come scusa la sua malattia, il diabete. Diceva che non era colpa sua se diventava violento, che lui era una persona buona, ma la sua malattia lo trasformava in “Mr.Hyde”», ha detto Tania. La donna ha raccontato come si sentisse in colpa a lasciarlo, credendo di essere l’unica che avrebbe potuto salvarlo.

Non si doveva arrivare a questo. Andavano adottate le giuste misure prima. Tania ha sottolineato come il sistema non abbia protetto le vittime di violenza. «Tania si poteva salvare», ha detto. La donna ha chiesto una perizia psicologica per valutare se Dino fosse un potenziale assassino, ma ha sottolineato come la perizia fosse fatta su di lei e non su di lui. «Non può essere che la perizia viene fatta a me per capire se racconto il vero e non a lui per chiarire se è un potenziale assassino», ha detto Tania.

Denuncia e abbandono: il sistema non ha protetto

Quando Tania ha deciso di denunciare Dino, il sistema non ha offerto il supporto necessario. «Quando ho denunciato era agosto: tutti gli avvocati che ho chiamato in quel periodo per il gratuito patrocinio (che spetta di diritto nei casi di maltrattamenti familiari) erano in ferie e nessuno poteva seguirmi prima di due mesi», ha spiegato. Tania ha anche raccontato come il Telefono azzurro, un servizio di supporto psicologico, non fosse stato disponibile per mesi. «Mi sono sentita completamente abbandonata a me stessa, ad affrontare una cosa più grande di me di cui nemmeno i miei genitori erano a conoscenza», ha detto.

Nonostante le denunce e i tentativi di fuga, Dino è riuscito a trovare Tania anche lontano da casa. «In quel periodo Dino si era anche trovato una nuova fidanzata, tutto sembrava appartenere al passato. Invece, nel 2022 lei l’ha denunciato per violenza. Lui però è riuscito a trovarmi anche lì ed è venuto a riprendermi», ha raccontato. Tania ha spiegato come Dino l’abbia convinta a tornare con lui, usando sempre la scusa della sua malattia.

La morte di Dino ha dato a Tania una sensazione di liberazione. Tania ha raccontato come, negli ultimi due anni, lei e il suo nuovo fidanzato abbiano evitato ogni luogo in cui c’era la remota possibilità di incrociare Dino. «In questi due anni io e il mio nuovo fidanzato abbiamo evitato ogni luogo in cui c’era la remota possibilità di incrociarlo. Lui e il mio attuale compagno una volta sono anche arrivati alle mani, perché Dino mi perseguitava», ha spiegato.